Hunziker vs Musk: ovvero l’attenzione degli italiani alla distrazione

di Marco Penzo

 

 

 

Prima i fatti, poi le chiacchiere.

Innanzitutto i disciplinari (come nel vino).

Classe 71, afro americano bianco, genio dell’imprenditoria, faro della società tech e transumanista, vincitore dell’imperante capitalismo della tecné nonostante i frequenti insuccessi.

Classe 77, italo svizzera schiarita, l’invidia delle donne italiane, per la capacità di contrastare le rughe e lo stereotipo della donna bionda che non deve aprir bocca.

Amici potenti? Da una parte Jeff Bezos, J.D.Trump, Bill Gates; dall’altra Antonio Ricci, Ezio Greggio, Eros Ramazzotti e Fabio De Luigi.

Il guadagno in termini di marketing della testa Musk pre-lancio e post-lancio sicuramente è positivo. Lo “share” sopra i 10 milioni solo per lo streaming online.

Share del trio Ramses III Baglioni, MaglianaSuburra Favino e Festivalbar Hunziker: 52,7% la prima e 47% la seconda, più di 9 milioni di italiani a colpo.

Elon Musk, non serve dire chi sia, il signor M. Montemagno ve lo avrà fatto appendere in camera come santino in aperta competizione con Padre Pio o Sant’Antonio da Padova, sicuro.

Grazie a lui avete pagato per anni su Ebay (per la sola napoletana sporadicamente rimborsata) con Paypal, avete a disposizione (opensource) un campo di studio e sviluppo di Intelligenze Artificiali eticamente addestrate (OpenAI & Neuralink), godrete fra un po’ di anni di mini pannelli solari al posto delle tegole (SolarCity), potete prendervi oggi un lanciafiamme a meno di 500 euro (The Boring Company), sperar di far viaggiare vostro figlio Roma-Milano in 30 minuti (HyperLoop) o scansare direttamente il traffico con un sistema metro più efficiente con la vostra macchina elettrica (Tesla e sempre Hyperloop).

Michelle Hunziker è la sfinge immobile del teleschermo da anni, è dalla prima Paperissima Sprint che casca tra un palinsesto e l’altro, una banshee piastrata che dal principio seppe far surf tra il gossip e la vera capacità di presentare e reinterpretarsi. Con lei gli anni 90 divennero subito 2000, la comicità italiana cambiò la pelle, si abbassò il livello minimo di QI dei telespettatori, divenne così l’araldo dei palinsesti alla Antonio Ricci, messaggera della vera TV berlusconiana. Michelle ha provato diversi format, ma nel suo sorriso spigliato e nel suo far leggero sta la sua comicità amata dagli italiani, soprattutto quelli che si sistemano spesso le mutande mentre si appallottolano sul divanuccio sotto le copertine dopo il lavoro.

Cosa hanno in comune queste due figure?

Nulla…

…Tranne una data: il 6 febbraio ’18

Un confronto involontario che scientemente o meno, per pochi minuti, il popolo del bel paese si è trovato a osservare e a dirimere: continuare la tradizionale riunione familiare di fronte al proprio teatro a pixel del soggiorno, rito sociale che dal dopoguerra fa discutere i gusti musicali e domandarsi cosa ci sia a SanRemo oltre al festival, o guardare i primi tentativi di portare carichi massicci nello spazio, prime sperimentazioni per trasportare in orbita uomini e strutture imponenti su Marte.

Non Spotify, l’Ariston, con Vessicchio andaluso e stanco, che gravita tra meme e palinsesti come i pianeti.
Non la Luna, Marte, con una Tesla Roadster 3 giovane e gagliarda, che ruota in orbita e su internet come le idee.

Ovviamente questo incontro di pugilato culturale non è per la nonna Annunziata o per il metalmeccanico di Sabaudia devoto alla curva sud Lazio e all’abbonamento a Brazzer, stiamo parlando di persone che sanno guardare il mondo tecnologico oltre il proprio Huawei/iPhone, di soggetti interessate a come funziona il sistema delle cose, quali novità attendono l’Umanità e la prepagata. Questa opportunità è stata captata sicuramente dalla galassia dei giovani, dei seminerd, dei bocconiani, degli imprenditori, delle patite di scienza (con una vena alla BigBangTheory),

dei lettori di P. Dick e Asimov, di quelli che speravano di veder confermata la loro teoria sulla terra piatta.

No, StarWars oramai è Disney, ad oggi è inversamente proporzionale il rapporto tra nerd e film della nuova saga.

La scienza sociale della musica e delle nuove tradizioni, la nazione del canone RAI di fronte ad un festival che ai miei occhi sa di prostatite e vagisil, specchio di quella popolazione che ha finito ogni mutuo se non quello dei rimpianti, dove per loro Pippo Baudo era un uomo grigio, poi a colori, per poi ritornare con i suoi anni grigio. Osservo questo rinnovarsi dei molti, nel parossismo della commentatio socialibus da #verygiovani, che con dovizia ogni canzone viene saggiata da chissà quale orecchio assoluto, per poi millantare in bacheca o stories capacità di scovare talenti dalle dirette televisive (che sicuramente non vanno di playback, no, mai).

Non mi considero un nerd, studio Ovidio e Montale, mi appassiono di arti e perdo tempo con un’amica che ha sempre qualcosa da dirmi, Wikipedia, che assieme a Youtube mi ha insegnato metodi per guadagnarmi il pane senza lauree particolari o che. Sono uno dei figli che si sta emancipando dalla televisione, totalmente. Non mi frega troppo della tradizione, sono per l’Impero Romano quanto per gli Anonymous, ma non per Mike Buongiorno. Mi sovviene (non solo l’eterno) quindi un dubbio: perché l’Italia cresciuta a SuperQuark non si è fatta sentire? Perché il giorno dopo solo i miei amici ingegneri hanno esultato? Perché non si è aperto un confronto tra una Cristoforetti e qualche figura patinata? Perché non c’è una FIAT TIPO che viaggia verso il pianeta rosso? Perché non c’è il segno della Normale di Pisa ma la bandiera americana sull’heavy falcon? Solo un meme, solo una notizia, solo qualche foto. Nient’altro.

Mi domando solo dove sia l’entusiasmo, quanti ne abbiano parlato con sagacia, quante persone in Italia abbiano commentato la nuova corsa allo spazio contro l’importanza di star fino a l’1:07 a sentire le melodie dei produttori, in smoking oggi, domani coi i catenazzi d’oro per Sfera Ebbasta o con il trucco sotto gli occhi per i Maneskin.

Chiudo con una domanda, ma anche con una considerazione ironica, perché il tono da Giovenale sfianca (scrivere sui blog è una mezza maratona oramai, puoi far pezzi veramente lunghi, mica sui social che con tre frasi alle Gio Evan ti senti un Fitzgerald).

La fantascienza non ha età: una macchina elettrica nello spazio versus aver 41 anni ed essere ancora una delle donne più bramate dagli italiani… La scienza, cosmetica e aerospaziale, si è spinta a livelli incredibili. I geni scollano macchine dalla terra, mentre chi ci rimane ha capito che scollature mettersi per rimanervi. È una fuga dalla gravità in entrambi i casi, uno spinge fuori il proprio uccello pesante (l’HeavyFalcon 27),

e l’altro che ha in-vestito sul dove farlo atterrare (proprio in mezzo a due sostegni che devono combatte l’annosa forza gravitazionale).

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