PET ISLAND di Matteo Peretti

di @Giacomo Nicolella Maschietti

Non capita spesso ma a volte succede. Che ci siano artisti responsabili e lungimiranti, con un lavoro attento alle problematiche più contemporanee.

Vi racconto una storia.

Ve la racconto proprio oggi in cui mi è cascata in bacheca di Facebook una fotografia di una mia amica, alla quale appena imbarcata in aereo è stato offerto un “vasetto” di acqua in plastica, tipo quelli dello yogurt, assieme a un bicchiere anche lui di plastica. Praticamente per il corrispettivo di un mezzo bicchiere d’acqua c’era la stessa quantità in plastica.

Beh, forse non sapete che esiste nell’Oceano Pacifico un’isola fatta interamente di plastica, grande quanto la Francia.

700.000 metri quadri di materiali di scarto, accumulatisi nei decenni per mezzo delle correnti oceaniche.

Date le enormi dimensioni quest’isola è stata denominata “The Great Garbage Patch“, e candidata presso le Nazioni Unite all’ottenimento dello status di nazione, con tanto di bandiera, passaporto e valuta propria. Nel caso tale ipotesi dovesse aver luogo, potremmo parlare di un luogo per definizione non-luogo: un’isola che non c’è, o meglio, che non ci dovrebbe essere, nata artificialmente dalla prolungata incuria dell’uomo e del tutto disabitata, ma la cui effettiva esistenza reclama una più attenta riflessione sulle condizioni cui verte il mondo di oggi, e sulla sua necessità di salvaguardia.

Le opere di Matteo Peretti (Roma,1975) (nella mostra PET Island) sono realizzate prevalentemente in materiali plastici.

Niente arte povera, niente legno, acciaio, corde… solo plastica.

Con l’utilizzo di oggetti plastici Peretti nega l’originale funzione degli oggetti proposti, mettendo in atto una serie di scardinamenti logici. La forma socialmente accettata e conosciuta viene rimessa in discussione, tramite la sua modificazione artistica da naturale ad artificiale, da umana e umanizzata a non-umana, se non addirittura inumana.

PET ISLAND

di Matteo Peretti
a cura di Massimo Pulini
FAR Fabbrica Arte Rimini
piazza Cavour, Rimini
dal 17 febbraio 2018 al 2 aprile 2018
opening 17 febbraio alle ore 16.00

La mostra PET Island vanta numerose installazioni, alcune create site specific per l’esposizione romagnola, altre di pregressa produzione. Il materiale plastico risulta essere il filo rosso di tutta la mostra, sia in quanto componente principale di tutte le installazioni, sia concettualmente come tematica che riconduce ad altri temi caldi a sfondo sociale come l’inquinamento, il consumismo e la facile mercificazione.

Dall’antica idea di arti plastiche, realizzata con materiali nobili e pregiati, si giunge ad una attuale e in parte ironica interpretazione di esse come arti DI plastiche.

L’opera Baby Pool, nel contrasto tra la piscina per bambini, simbolo della condizione pura e naturale dell’infanzia e, per estensione, delle future generazioni, e la nocività del suo contenuto in petrolio, paventa non solo una non troppo lontana condizione catastrofica a livello globale ma in senso più lato una corruzione più profonda del singolo individuo.

Lo spazio museale diventa, come l’isola del Pacifico, una dimensione tanto vicina a quella reale quando assurda.

Portateci i bambini a vederla, e magari, se avete sete e vi va una bottiglietta d’acqua, non buttatela in mare.