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di @Martina Pagano

A quelli belli, ricchi, di successo si pensa non possa accadere nulla e, forse, ci credono un po’anche loro. Quando la vita va veloce tra un traguardo e l’altro la paura che tutto finisca sembra lontana.

Lo sa bene Sheryl Sandberg, 48 anni originaria di Washington, direttore operativo di Facebook, finita varie volte nelle liste delle donne più influenti del Times e Forbes e già autrice di Lean in, il best seller che esorta a un maggiore presenza femminile nei ruoli di potere.

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Nel 2015 ha perso il marito Dave Goldberg, CEO dell’azienda di software SurveyMonkey,  a causa di un’anomalia cardiaca di cui ignorava l’esistenza. Dave è mancato improvvisamente mentre si allenava sul tapis roulant durante una vacanza in Messico.

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Da un giorno all’altro tutto è da rifare: «La vita non è mai perfetta, viviamo tutti in una sorta di opzione B». Quell’Option B è  il suo percorso di dolore e guarigione scritto insieme allo psicologo Adam Grant da pochi giorni anche nelle librerie italiane (pubblicato da HarperCollins Italia, trad. di Valeria Sanna).

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Partendo dall’esperienza di Sheryl hanno analizzato insieme il concetto di resilienza, ovvero la capacità innata di far fronte al dolore che paragoniamo a un muscolo nel suo dover essere continuamente mantenuta in funzione. Sviluppare determinazione e consapevolezza con cui gestire i problemi, comprendere le esigenze altrui senza negarle dovrebbe caratterizzare i nostri comportamenti. Per questo Option B non è solo il lutto di Sheryl, ma si rivolge a chi ha subito uno strappo: la fine di una relazione o la perdita del lavoro, ad esempio. Nel libro la dirigente di Facebook ama raccontare come si sia presa cura dei suoi figli di 7 e 10 anni dopo la morte del marito, ricordando quanto sia importante insegnare ai bambini a diventare resilienti, a fornire loro gli strumenti per essere in grado di affrontare le difficoltà e intraprendere la propria Option B quando sarà il momento. Inoltre i più piccoli sono naturalmente predisposti alla ripresa a causa di una maggiore plasticità neuronale che permette di adattarsi con più facilità allo stress. Discutere liberamente con i propri figli di un evento tragico, dire loro la verità senza paura che possano soffrire, rassicurarli che saranno ancora felici è una medicina potentissima.

FILE  Dave Goldberg, Husband of Sheryl Sandberg And Silicon Valley  Entrepreneur Has Died Suddenly Aged 47

Questo libro parla a tutti senza distinzioni di ceto e origini riportando casi di drammi individuali ma anche quelli contro cui combattono quotidianamente gruppi sociali ,dagli immigrati, i rifugiati, alle donne in moltissime zone del pianeta. Coltivare la resilienza, pertanto è anche un compito delle istituzioni se si ragiona nei termini con cui un lutto, una violenza, un atto discriminatorio, lo stress post-traumatico possano gravare sulla salute, le finanze e il rendimento lavorativo delle persone.
Bisognerebbe persino, suggerisce il libro,  riconsiderare i modi con cui chiediamo a una persona come va: ‘come va oggi?’ significa che so del tuo disagio e mi preoccupo dei tuoi progressi rispetto ai giorni passati. ‘Cosa posso fare per te?’ andrebbe sostituito con un’azione concreta: portare il pranzo a un collega, non dire ‘se hai bisogno chiama’, ma attivarsi concretamente stimolano chi attraversa un brutto momento.

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Sheryl Sandberg non fa mai pensare che la sua perdita valga di più di altro, il suo è un appello a chiunque stia soffrendo di ritornare a vivere, oltre il proprio senso di colpa e i giudizi altrui: quando si seppe che stava frequentando un altro uomo, venne attaccata dalla stampa e dal mondo di internet che la dipinse in maniera superficiale.
Il dolore è un fatto personale, alleviarlo è un impegno collettivo: «Per quanto traumatica sia stata la mia vicenda, sono consapevole che siamo fortunati ad avere un sistema di sostegno esteso che comprende famiglia, amici, colleghi, e perfino l’accesso a risorse finanziarie che pochi hanno a disposizione. So anche che parlare di come trovare la forza in un momento di difficoltà non ci solleva dalle responsabilità di impegnarci a prevenirlo». Tutto ciò che facciamo all’interno delle nostre società – le politiche pubbliche che attuiamo, il modo in cui ci aiutiamo – può far sì che meno persone debbano soffrire».

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