#SundayBooks #LibriInVacanza i libri per l’estate

Eccoci qui, l’ultimo post prima della pausa estiva. Ma niente paura: ne avrete da leggere per almeno il tempo del “chiuso per ferie” di CHOOZEit.

E tutto d’un tratto il coro: BUONE VACANZE a tutti, chi parte, a chi torna e a chi rimane, ci rileggiamo a settembre!

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paola-rinaldi2-150x150I consigli di @Paola Rinaldi

Io che non sopporto il caldo…
posso solo consigliare pinguini, brividi e ampi,
Buon agosto a tutti!

1. Andrei Kurkov, PICNIC SUL GHIACCIO, Keller, trad. R. Mauro
A Kurkov, qui in una nuova brillante traduzione, riesce in pieno a trasformare un possibile romanzo assurdo in un romanzo divertente ma anche riflessivo a partire da uno che non sa bene quale sia il suo posto nel mondo (in questo particolare: Kiev, dopo la caduta dell’Unione Sovietica), che è uno scrittore ma non riesce a pubblicare, che sarebbe anche socievole se non avesse perso anche l’ultima fidanzata, e quindi… adotta un pinguino, Miša , anche lui quasi morto di fame (lo zoo cittadino sta per chiudere per mancanza di fondi):  insomma due solitudini che si fanno compagnia. Viktor, li nostro (anti) eroe, scopre però di avere un grande talento: scrive necrologi fantasmagorici (del resto chi ama i pinguini non può non amare i “coccodrilli”)! Ha inizio così per lui una carriera folgorate presso un noto giornale cittadino che però assume presto una connotazione un po’ lugubre: perché lui i necrologi li scrive per gente ancora viva e il peggio è che quelle stesse persone per cui si porta avanti, diciamo, poco dopo muoiono davvero! Iettatore inconsapevole? Coincidenze cosmiche? Quando però anche Viktor si trova coinvolto suo malgrado in un pericoloso scenario di servizi segreti, criminali e quant’altro, le cose precipitano… Lo stile di Kurkov fa invidia al più britannico sense of humour e ha quel tocco di nero che trasforma li giallo in un arcobaleno: la scena del bagno nel fiume ghiacciato fa scompisciare e se credete che il pinguino sia un deus ex machina per creare situazioni comiche, scoprire che invece c’è tutto un mondo di emozioni intorno all’elegante esemplare di sfeniscidi! D’estate, non potete farvi mancare il pinguino!!!

2. Andreas Pflüger, NERO ASSOLUTO, Emons, trad. M. Pesetti
Jennifer Aaron torna a Berlino, dai suoi vecchi compagni di squadra, dopo cinque anni dalla missione a Barcellona, quando perse la vista in una sparatoria: con grande disciplina e forza di volontà, Aaron riesce a superare egregiamente il suo handicap, imparando a decifrare la realtà attraverso i suoni, utilizzando ogni cosa come un radar (in primis i tacchi a spillo!), e sfruttando la profonda concentrazione appresa dalle arti marziali. Ora è alle prese con un suo vecchio caso che torna a bussare alla sua porta: l’omicida ha colpito ancora, questa volta uccidendo la psichiatra del carcere in colloquio con lui in cella e parlerà solo con Aaron. Da questo caso modesto prende inizio l’azione che si allarga a macchia d’olio e sorregge l’intero romanzo: in 400 pagine di adrenalina pura, Aaron rivive tutti i suoi casi passati più importanti, quelli in Russia, in Spagna, in Italia e in Germania, durante i quali si è innamorata di Niko, (abbandonato in fin di vita a Barcellona con un senso di colpa da sopportare molto più pesante della sua cecità), e grazie ai quali si è imposta ad un corpo speciale di soli uomini per il suo valore e la sua lealtà, quei casi che l’hanno fatta diventare cara al suo collega senior Pavlik, a sua volta quasi padre adottivo di AAron. In tanta suspense e malvagità, a salvarci saranno gli imperfetti: Aaron che è cieca, Pavlik che ha una gamba di legno, Dermici, la capa della polizia, che come curda in Turchia se l’è vista brutta. Bella rivincita, no?

3. Anne Hope, LA SALA DA BALLO, Ponte alle Grazie, trad. G. Calza
Negli Anni Venti poche idee e pessime, sulle malattie mentali: sterilizzazione o internamento in manicomi. In questo inquietante contesto storico  Ella Fay arriva all’istituto di Sharston per aver rotto una finestra della fabbrica in cui lavora. Nell’ala maschile si trova invece John Mulligan, irlandese, malato di depressione (una figlia morta e un matrimonio distrutto). Quando Ella e John si incontrano il venerdì sera nella sala da ballo riservata agli ‘ospiti’ del manicomio, i sentimenti che sentono l’uno per l’altra trascendono i limiti dell’ambiente claustrofobico e si aprono  in quella che diventerà una storia d’amore commovente e sensibile. Il trio delle voci narranti è completato dal dottor Charles Fuller, medico fallito ed eugenetico ambizioso, la cui vita complessa e travagliata lo porta a manie di grandezza che hanno conseguenze disastrose per Ella e John. La sala da ballo viene colpita con violenza insidiosa – come quella con cui il padre di Ella colpiva la madre, come quella che Ella bambina conosce nella fabbrica; come quella che subiscono i ‘pazienti’, che è anche la violenza sorda dell’impossibilità di comunicare e dalla libertà negata. Hope tratta i suoi personaggi, anche i più matti m sempre dotati di profondità psicologica ed emotiva, con la cura di un attento terapeuta: smonta le nostre nozioni di follia, rivelando come queste definizioni siano inestricabilmente connesse a questioni di classe e di genere. La scrittura è elegante e profonda e racconta splendidamente l’emozione umana, il paesaggio, il tempo. Come tutti i romanzi storici di successo, La sala da ballo ci racconta una storia di eri per far luce sull’oggi. Da vicino nessuno è normale, mai.

PAOLA

 

avatarsbertagnaI consigli di @Sabine Bertagna

Anche d’estate vi consiglio l’altra metà del cielo e i suoi mille modi di per tenerlo insieme, questo benedetto cielo…
Buone vacanze!

1. Mira, Alvar, Famiglie Ombra, Racconti edizioni, trad. G. Guerzoni, Ill. E. Talentino
Nove storie indimenticabili di Mia Alvar, nuovo talento dal notevole spessore letterario, che danno voce alle donne e agli uomini della diaspora filippina: esiliati, emigranti e vagabondanti che sradicano le loro famiglie dalle Filippine per iniziare nuove vite in Medio Oriente, negli Stati Uniti e altrove, talvolta tornando anche indietro. Un farmacista che vive a New York contrabbanda medicinali per il padre malato a Manila solo per scoprire verità allarmanti sulla sua famiglia e il suo passato. In Bahrein, una maestra filippina attratta da un suo allievo scopre, con sua sorpresa, che in verità l’interrogativo ultimo riguarda il suo matrimonio. Uno studente si appoggia al fratello, un operaio in Arabia Saudita, per sostenere le sue ambizioni di scrittore, senza rendersi conto che la sua è la vita già di per sé pura fiction. E non manca una riflessione interna: un giornalista e un’infermiera affrontano un trauma indicibile tra le turbolenze politiche delle Filippine negli anni ’70 e ’80. In questi racconti si parla al cuore di chiunque abbia mai cercato un posto da chiamare casa. Dai maestri ai domestici, dalle madri ai figli, la potente raccolta di Alvar esplora con compassione, empatia e forte carica emotiva le esperienze universali della perdita, dello spostamento e della voglia di rimanere in contatto oltre i confini, sia reali che immaginati.

2. Maragret Atwood, IL RACCONTO DELL’ANCELLA, Ponte alle Grazie, trad. C. Pennati
Questo romanzo, che solo superficialmente può essere fatto rientrare nella fantascienza, racconta, attraverso le sue stesse parole incise su nastro, la storia di Difred (di Fred) e il suo ruolo di “ancella” in un’America oppressa da un regime totalitario in un possibile futuro: le “ancelle” sono costrette a ‘produrre’ figli per le donne di uno status sociale più elevato, le mogli dei Comandanti, divenendo di fatto invisibili come esseri umani, ridotte alla semplice somma dei loro organi riproduttivi esaminati e testati con attenzione da equipe mediche. Eliminate se non più fertile, oppure, come capita a Difred, ridotte a schiave, sessuali ma non solo. Difed ricorda com’era prima, quando aveva un marito, una figlia e una vita. La ricchezza dei ricordi (i suoi amici universitari, suo marito, la sua libertà) offre a Difred sollievo dalla brutalità della sua nuova esistenza, in cui il suo corpo è diventato per lei causa di disagio. Sono ricordi ombrosi, quelli di Difred, resi ancora più indistinti dalla prosa lirica di Atwood, in cui i fatti sembrano confondersi l’uno nell’altro e la storia ha un che di immateriale; Offred sopravvive grazie alla sua vita interiore, e la realtà e la storia diventano una sorta di miraggio simbiotico. Nulla praticato nella Repubblica di Gilead è veramente futuristico, purtroppo, e quindi non si tratta di fantascienza: questo romanzo sembra sempre più attuale e presente e realistico, in un tempo come il nostro in cui le donne in molte parti del mondo vivono non-vite simili, dettate dal determinismo biologico e dalla misoginia.

3. Sylvia Plath, QUANTO LONTANO SIAMO GIUNTI, Guanda, trad. M. Fabiani
La raccolta delle lettere di questa poetessa scrittrice americana, divenuta poi anche simbolo delle battaglie femministe degli anni Sessanta, donna di una sensibilità così profonda da esserle fatale, inizia nel 1950, anno dell’iscrizione di Sylvia allo Smith College, per concludersi con la tragica fine della vota della donna, che si suicida nel 1963. Tredici anni di testimonianze di un rapporto madre-figlia tanto intenso (a Sylvia poi era rimasta solo lei, il padre era morto che lei era ancora bambina) quanto tribolato: lontana da ogni sfogo intimista, la scrittura sembra quasi quella di un diario quotidiano severo e rigoroso e ha come risultato quello di travolgere ll lettore con un pathos leggero ma impetuoso come il vento che scompiglia l’animo. Da un lato la giovinezza che vorrebbe seguire gli stereotipi della borghesi degli anni Cinquanta, dall’altro la difficoltà di un amore soprattutto fatto di ombre, quello che poi la unirà in matrimonio a Ted Hughes. Su un piatto della bilancia il conformismo o la voglia id normalità, sull’altro il suo talento e la sua emotività per un equilibrio che non arriverà mai, nemmeno con la maternità: una vita in cui la disperazione non ha mai smesso di affiorare anche virulenta, e a poco serviranno ii ricoveri e gli elettroshock. E se la sua vita finirà paradossalmente in ginocchio davanti ad un elettrodomestico, il forno, il suo io lirico e la sua voce forte e libera troveranno la strada per l’eternità vittoriosa. Il titolo italiano è tratto dall’ultima poesia di Sylvia Plath: si intitola Limite, e la tensione all’estremo  sembra essere anche il filo rosso che unisce queste lettere e i momenti della vita questa grande artista donna.

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martina-paganoI consigli di @Martina Pagano

La precarietà non ci abbandona nemmeno d’estate…
Ma ironia e autocritica, dei nostri e di altri tempi, sono un antidoto sicuro!
Ci ritroviamo a settembre!

1. Diego De Silva, Divorziare con stile, Einaudi
Lo scrittore e sceneggiatore napoletano è tornato a indagare l’animo umano e le sue contraddizioni attraverso lo sguardo dell’avvocato Vincenzo Malinconico, il precario del foro già protagonista di quattro romanzi.
Il caso di questa volta riguarda un tradimento non tradizionale ma oggi di gran moda. Quello virtuale. La moglie di un avvocato molto famoso contatta Malinconico poiché il marito ha scoperto di una sua relazione virtuale e ora vorrebbe sbarazzarsi di lei con poco.
L’ironia e la tendenza alle digressioni meditative di Malinconico ci portano a riflettere su una questione che va oltre i legami amorosi online. Innanzitutto lo scambio di tenere confidenze, messaggi spinti ed emoticon dagli occhi a cuore sono da classificare sotto l’etichetta ‘corna’? E tutte quelle battute al condizionale, a base di immaginazione più che di concretezza, rappresentano un reale motivo per il quale mettere fino a un matrimonio?
In realtà, De Silva non solo ci invita a interrogarci sulle sfumature del tradimento, ma ci suggerisce che la superficialità di certi rapporti nati in chat, effimeri e inconcludenti, siano lo specchio della precarietà in cui siamo immersi fino al collo che, oltre a quella dei sentimenti, è l’incertezza della quotidianità, l’instabilità del lavoro incarnata dallo stesso Malinconico.

2. J. D. Vance, Elegia americana, Garzanti, trad. di Lorenzo Merlini
La critica americana ha ritenuto questo libro uno strumento chiave per capire i perché dell’elezione di Donald Trump alla presidenza USA. Una di queste risiede sui monti Appalachi, la catena che si estende dal Canada fino giù all’Alabama passando per Ohio e Kuntucky, in cui vive una comunità di origine irlandese e scozzese soprannominata hillbilly. Per intenderci, si tratta di un proletariato repubblicano e razzista, favorevole alle armi, dedito ad alcol e droga. Il proselitismo di Trump hanno fatto breccia proprio lì, nelle crepe di una nazione vittima ancora di un profondissimo divario cultuale.
L’editore HarperCollins non aveva molte aspettative da questo romanzo, ma la saga autobiografica di J. D. Vance nato tra gli hillbilly (detti anche redneck, colli rossi per via del lavoro nei campi sotto il sole) dell’Ohio ha scalato a sorpresa le classifiche americane. Elegia americana è un libro toccante in primo luogo perché racconta la storia di un bambino a cui ogni ambizione sembrava negata, senza padre e con una madre tossicodipendente. Eppure quel bambino, grazie ai nonni che lo hanno adottato, è arrivato fino a Yale.
Non pensiate che Vance abbia la spocchia di chi è riuscito ad andarsene. Al contrario, nel libro si avverte un forte attaccamento alla propria terra, abbandonata da democratici e repubblicani senza distinzioni (si dichiara repubblicano ma non seguace di Trump) dove il lavoro manca da anni senza nuove opportunità all’orizzonte, in cui i giovani possono contare solo sul retaggio del passato perché il futuro per loro non esiste.
Complice il successo del romanzo, lo scrittore ha dichiarato di volersi sistemare con la famiglia a Columbus, nel natio Ohio per aiutare la popolazione tra cui negli ultimi anni si è registrato un preoccupante ritorno all’eroina e all’abuso di oppiacei.
Chi ce l’ha fatta non torna più tra gli hillbilly. Non è il caso di J. D. Vance.

3. Jane Austen, Juvenilia. La raccolta completa, Rogas Edizioni, trad. di Adalgisa Marrocco
È il libro che gli amanti italiani di Jane Austen aspettavano. Si tratta degli scritti giovanili risalenti agli anni tra il 1787 e il 1793 che per molto tempo non vennero pubblicati per l’ironia che li caratterizzava e che poteva rappresentare un danno all’immagine dell’autrice dello Hampshire.
La raccolta è composta da generi vari tra cui romanzi brevi, lettere, pezzi teatrali e persino un saggio storico che contribuiscono a smentire l’immagine generalmente associata a Jane Austen, quella di una donna dalla vita ritirata.
Virginia Woolf ha sottolineato che, sì, di Jane non c’è molto da dire, non fu scossa da chissà quali eventi e passioni, ma la semplicità con cui racconta gli intrighi familiari dell’aristocrazia di campagna riesce a suscitare emozioni senza bisogno di tragedia, solo grazie all’ironia unica e allo straordinario spirito di osservazione.
E poi ci sono le figure femminili che provano a uscire dalla mentalità patriarcale e sessista, che ragionano da donne libere, come la stessa Jane Austen, che rifiutò l’unica proposta di matrimonio. Una nuova uscita imperdibile per i janeites nostrani!

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