Cinico 11, Interno 18. A casa di Dag Solstad #SundayBooks

martina-paganodi @Martina Pagano

Ammetto che la lettura di Dag Solstad non è stata una passeggiata. Romanzo 11, Libro 18 va affrontato con la consapevolezza che, dietro, ci sia molto da sapere sullo scrittore norvegese e sulla sua produzione che tanto ha in comune con la tradizione letteraria nordica.

Da circa dieci anni Iperborea porta in Italia i romanzi di Dag Solstad, Romanzo 11, Libro 18 è uscito quest’anno dopo essere stato pubblicato in Norvegia nel 1992.
Mentre lo si legge si teme di aver perso qualcosa e anche strutturalmente si ha la sensazione che la narrazione proceda per blocchi senza incastro. Non c’è niente da capire in realtà: bisogna avere la pazienza di arrivare all’ultima pagina per rendersi conto che, in qualche modo, tutto si tiene insieme.

romanzo 11 copertina

Negli anni Ottanta Bjørn Hansen è un uomo sulla trentina, lavora come funzionario ministeriale, è istruito e amante della letteratura, vive a Oslo con la moglie e un figlio piccolo. Tutto precipita quando conosce Turid Lammers, poco più giovane di lui, attrice frivola e bellissima: «Nel più profondo di sé sapeva che la felicità passeggera è il bene più desiderabile a questo mondo». Bjørn Hansen non vuole altro, lascia famiglia e impiego per seguire la donna convinto di non poter vivere di rimpianti. Turid Lammers è la star di una compagnia teatrale amatoriale di Kongsberg, nel cuore della Norvegia, in cui viene coinvolto anche Bjørn Hansen che nel frattempo ha trovato lavoro come esattore comunale, Succede che gli anni passino anche per Turid Lammers, i suoi tratti si fanno più duri, gli sguardi degli uomini non sono quelli di una volta e Bjørn Hansen scopre di non essere più innamorato di lei.

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Quando il sentimento finisce, l’esattore comunale di Kongsberg avverte tutto il peso della scelta di diciotto anni prima, una fuga scatenata dall’impulso che non lo aveva condotto a nulla se non a impoverirlo intellettualmente. Come era arrivato fin lì? Bjørn Hansen cerca anche di innalzare il livello della compagnia proponendo la messa in scena dell’Anitra selvatica di Ibsen, un clamoroso flop salvato sul finale dai vezzi di Turid Lammers: «Bjørn Hansen ebbe il tempo di percepire, nella sua convivenza con Turid Lammers, i contorni di una vita rassegnata e matura, che in fondo non lo tentava, ma che poteva forse attenuare il dolore dell’altra cosa, di quella visione insopportabile, e del pensiero di aver trascorso tutta la vita all’inseguimento di qualcosa destinato a dissolversi, a causa della crudeltà della natura».
Dag Solstad
Il piano di Bjørn Hansen è pronto per scattare quando Turid Lammers decide finalmente di lasciarlo. Nella sua vita riappare anche il figlio Peter venuto a Kongsberg per studiare. Il loro rapporto è formale, paragonabile a quello di due coinquilini. Questa è la parte che mi è parsa più slegata dal resto, la relazione con il figlio non aggiunge alla narrazione (chiediamoci cosa capiamo veramente di questo romanzo!), ma forse contribuisce alle riflessioni di Bjørn Hansen sul suo passato, sulla voglia i recuperare quello che aveva lasciato troppo in fretta.
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Spostiamoci verso la terza fase, quella in cui Bjørn Hansen, grazie all’oppiomane dottor Schiøtz, riesce a mettere in pratica il suo progetto. Durante un viaggio di lavoro in Lituania incontra un medico che gli permette di far credere al mondo di essere costretto su una sedia a rotelle a causa di un incidente.
Perché ha deciso di mentire fino a questo punto su di sé? Il suo no è così sovversivo da fingere in ogni momento di essere paralizzato persino quando si trova da solo. È difficile trovare un senso nelle azioni di Bjørn Hansen che inganna tutti divertendosi a suscitare compassione. Il divertimento, in realtà, è sofferto dal momento che sente di aver compiuto una scelta radicale di cui non potrà mai più liberarsi. In Timidezza e dignità il professor Elias Rukla distrugge il suo ombrello nel cortile della scuola dopo che gli studenti avevano passato tutta la lezione annoiati e disattenti. Nei personaggi di Solstad, uomini normali della buona borghesia, c’è sempre la tendenza al rifiuto gridato al mondo.Tuttavia, il gesto di Bjørn Hansen acquista il sapore della sconfitta, della resa di chi decide di guardare il mondo senza più farne attivamente.

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Romanzo 11, Libro 18, tradotto dall’inglese anche da Murakami, è impenetrabile già dal titolo perché non è possibile spiegare la casualità della vita attraverso i mezzi del romanzo realista che qui sembra essere messo fortemente in dubbio: «Non trovava alcun fascino irresistibile nel farsi beffe della società, degli amici, dei conoscenti e perfino di suo figlio. Che cosa l’aveva spinto a farlo, allora? Non lo sapeva. Però l’aveva fatto. E quando ci pensava, e ricordava l’insensata attrazione che aveva provato la prima volta che gli era venuta quell’idea, doveva ammettere di sentire dentro di sé una soddisfazione profonda che quell’atto fosse stato realizzato, fosse un fatto compiuto…».
Tutte le azioni di Bjørn Hansen, compresa l’impresa finale, sembrano avvenute per caso come in un gioco pericoloso, ma pur sempre un gioco.

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Dag Solstad è nato in Norvegia nel 1941e da metà degli anni Sessanta pubblica narrativa e teatro. In Italia per Iperborea ha esordito con Tentativo di descrivere l’impenetrabile (2007), Timidezza e dignità (2010), La notte del professor Andersen (2015), Romanzo 11, Libro 18 (2017). Le traduzioni sono di Massimo Ciaravolo e Maria Valeria D’Avino