L'arte per l'arte... fa un libro! #SundayBooks

martina-paganodi @Martina Pagano

I libri di questa domenica guardano all’arte, cercano ispirazione nelle vite di grandi personaggi e lasciano che la narrazione si faccia plasmare delle suggestioni di un dipinto.
Qui sotto trovate due novità e un classico da non dimenticare. Buona lettura!

1) Giovanni Montanaro, Guardami negli occhi, Feltrinelli

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Giovanni Montanaro, che di professione fa l’avvocato, non è nuovo a storie in cui l’arte è protagonista, in Tutti i colori del mondo aveva già raccontato dell’amore tra Vincent Van Gogh e una giovane che di nome faceva Teresa Senzasogni.  Questa volta ci porta a Roma agli inizi del Cinquecento quando per strada, poco fuori Trastevere, gli occhi di Margherita Luti incrociano quelli del pittore Raffaello dando inizio a una passione incontrollabile e impossibile. Lei è figlia di un umile fornaio, da qui il nome di Fornarina, lui è vicino al papato e famiglie importanti, lei ancora adolescente, lui adulto nonostante conservi ancora tratti giovanili e aggraziati. Questo libro si legge attraverso le parole della Fornarina chiusa nel convento di Sant’Apollonia dopo la morte di Raffaello in cui ripercorre i momenti del loro amore mantenuto segreto a causa della fama di lui, mentre sullo sfondo appare una Roma in trasformazione che all’epoca, malgrado i fasti del clero, sembra quasi marginale, con molte aree ancora in rovina eppure brulicante di vita in attesa che il Rinascimento sbocci del tutto. Il dipinto della Fornarina, oggi conservato alla Galleria di Palazzo Barberini a Roma, resta avvolto dal mistero, si tratta dell’ultima opera realizzata da Raffaello prima di morire, ritrae una donna sulla cui identità a lungo si è dibattuto, ma soprattutto poteva rappresentare un quadro scomodo. Giovanni Montanaro, infatti, coglie come punto di partenza del libro l’anello quasi invisibile che la donna porta a metà dell’anulare sinistro e che in un primo momento venne celato, nel romanzo per mano dell’allievo della bottega Giulio Romano, per essere riportato alla luce successivamente. Dopo la morte del pittore la vicenda della Fornarina è stata, a incerta, a lungo non si è saputo dove il quadro si trovasse, ma quello che è certo è che la Fornarina costituiva il testamento più intimo di un artista che ha lasciato così tanto all’umanità, un’opera da proteggere come si fa per ogni grande amore.La-Fornarina-Raffaello-Sanzio-analisi

 

2) A cura di Lawrence Block, Ombre. Racconti ispirati ai dipinti di Edward Hopper, Einaudi. Trad. di L. Briasco, F. Deotto, L. Sacchini

7327010_2436689Come sarebbe mettere per iscritto i dipinti di Edward Hopper? Silenziosi, enigmatici, inquietanti nelle loro istantanee di quotidianità immobile e impassibile. Ci ha pensato Einaudi che ha portato in Italia l’ambiziosa raccolta In Sunlight or in Shadow (Pegasus Books), tredici racconti (nell’edizione originale sono diciassette) inediti curati dal giallista statunitense Lawrence Block e ispirati alle opere del pittore. Tra edifici immortalati a distanza e scene di interni malinconici, i nomi degli autori non possono non saltare subito all’occhio: Michael Connelly (Nighthawks, ispirato al dipinto omonimo), Jeffery Deaver (L’incidente del 10 novembre da ‘Hotel by a Railroad’), Joyce C. Oates (La donna alla finestra che richiama ‘Eleven A.M.’) e persino Stephen King (La sala della musica, da ‘Room in New York’ ). Hopper è stato maestro a raffigurare la solitudine americana, quella del paesaggio così come dei sentimenti e, spiega Block nella prefazione al volume, la scelta di dar voce ai suoi dipinti nasce dalla consistenza narrativa della sua arte, non perché all’interno si ravvisi una storia, questo si può trovare in ogni quadro, ma in Hopper le storie aspettano di essere raccontate. Ecco allora che gli scrittori coinvolti nel progetto hanno potuto inseguire le suggestioni offerte dai dipinti del pittore utilizzando le parole per trasformare ciò che già esisteva.

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3) Lucia Banti, Artemisia, SE

9788867231416-us-300infine un classico del genere. Sì perché il romanzo di Anna Banti rappresenta una delle opere di riferimento di tutto quel filone ispirato alla vita dei grandi esponenti dell’arte. Inoltre in questo caso dobbiamo inevitabilmente riflettere sul periodo storico: siamo nel 1947, la guerra si è appena conclusa (la prima stesura del libro va perduta sotto le macerie di Roma) e una donna che racconta di una donna non qualunque , bensì al centro di una vicenda giudiziaria delicata, non poteva non far parlare di sé. La vicenda della pittrice seicentesca Artemisia Gentileschi, in gran parte ricostruita dall’autrice in chiave romanzesca, è quella di una donna fondamentalmente libera. I fatti sono controversi, ma pare che Artemisia fosse stata violentata ancora adolescente dal suo maestro, Agostino Tassi, da cui era stata mandata dal padre per lavorare nella bottega. Poiché il pittore era già sposato non era possibile ricorrere a un matrimonio riparatore per salvare il buon nome di Artemisia che denunciò il suo stupratore dando inizio a un processo interminabile, arrivando a subire umiliazioni pubbliche e a essere torturata tramite una pratica che rischiò di farle perdere l’uso della dita, la condanna eterna per un’artista come lei. Artemisia non ammise nessuna responsabilità, disse la verità e fu creduta riuscendo a far arrestare Tassi. Anna Banti segue il resto della vita di Artemisia dopo il suo riscatto al processo e l’avvio della carriera di pittrice attraverso una narrazione coinvolgente e piena di trasporto in cui ritrae una pittrice che oggi viene riconosciuta per il suo talento, ma che vogliamo anche pensare come una donna determinata e antesignana dei diritti femminili.Gentileschi_Artemisia_Judith_Beheading_Holofernes_Naples