Vietato non fallire. David de Juan Marcos al #SundayBooks. L’intervista

martina paganodi @Martina Pagano

Anche CHOOZEit non ha potuto perdersi Tempo di Libri, la prima edizione della prima fiera dell’editoria milanese a cura de La fabbrica del libro.

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A #TdL17 HarperCollins ha anche festeggiato i 200 anni di attività nel mondo dei libri, una casa editrice diventata un punto di riferimento nel settore e che nel 2015 è sbarcata in Italia con un catalogo tutto da sfogliare.

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Per l’occasione, nello stand della casa editrice HarperCollins abbiamo incontrato David de Juan Marcos, autore spagnolo al suo esordio in Italia con il romanzo La migliore delle vite.

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Ecco il romanzo in breve: da quando Nico ha conosciuto Lei non riesce a smettere di inseguirla. Di un amore desiderato e sofferto ma anche di luoghi che si rincorrono racconta il libro di David de Juan Marcos. Cambridge, Roma e Amsterdam sono il teatro dei loro incontri alla ricerca della verità. Nico è un ragazzo spagnolo che sogna di fare lo sceneggiatore, viene da una famiglia normale diventata una prigione da quando il fratello minore Marcos è scomparso senza che nessuno sappia darsi pace. I litigi tra i genitori, ipotesi inverosimili come rapimenti alieni, santone che non predicono nulla di buono, insomma uno di quei drammi inimmaginabili di cui Nico sente tutto il dolore e il peso.
A Cambridge vuole incominciare da capo nella stanza blu dell’appartamento preso in affitto da Gennaro, un italiano che lotta contro una malattia sconosciuta, con l’elegante amico lussemburghese Pierre che sogna la storica regata di canottaggio contro Oxford per rendere orgoglioso il padre. E poi Lei. Lei, ragazza danese, è più giovane e ha quella cosa che ogni donna vorrebbe: il fascino spontaneo, così disinvolto e naturale e quel fare sfuggente da tramutarsi presto in un’ossessione.  Nell’età in cui tutto sembra possibile i tre ragazzi provano a lasciarsi alle spalle i loro tormenti. Non sarà semplice, ma la corsa verso l’indipendenza è più forte di tutto…

Qui sotto trovate l’intervista e le foto alla scoperta di #TdL17!

Buona lettura!

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Nico lo ripete più volte: non c’è nulla di meglio della gioventù. Forse per questo nel tuo romanzo si respira tanta vita, voglia di libertà e speranze. Credi che tutto questo sia prerogativa dei vent’anni?

Molti lettori hanno avuto una sensazione opposta e cioè che il romanzo ritragga una visione pessimistica della vita e non era questo quello che volevo trasmettere, tant’è che ho scelto il titolo per ricordare a chi legge il vero significato dell’opera. È vero, Nico vuole vivere al massimo, desidera riscattarsi da un passato che rischiava di schiacciarlo sebbene le ombre spesso riaffiorino, ma il senso del suo viaggio è quello di elaborare e andare avanti. Quanto a me credo che il tempo che passa sia la più grande canallada (inganno) della nostra esistenza, se pensiamo a quello che potremmo o non potremmo realizzare, se ci concentriamo sulla paura del fallimento non vivremo mai fino in fondo. Entro i limiti della ragione, è chiaro, la gioventù va sprecata, anche Nico lo dice.

Nico, Pierre, Lei sono i tre personaggi e ugualmente protagonisti del romanzo. Hanno un background diverso, ma tutti sono in fuga da qualcosa. Perché non ti sei focalizzato su un’unica figura, Nico ad esempio?

Volevo che ciascuno dei tre personaggi fosse una metafora delle tematiche del romanzo per questo ho preferito lavorare su un triangolo amoroso anziché sui singoli. Nico rappresenta il dolore, la perdita, deve convivere con dinamiche familiari che distruggerebbero chiunque come la scomparsa del fratello minore in circostanze sconosciute. Lei è la donna del mistero, è cresciuta in un ambiente lontano da quello di Nico ma non per questo meno complesso, ha molto lati oscuri che nel romanzo si scoprono con fatica. Lei racchiude anche il senso della maternità, una maternità sofferta di cui volevo scrivere. Infine Pierre è chi si ribella alle aspettative della famiglia che lo voleva campione della squadra di canottaggio di Cambridge come il padre. Pierre, senza dubbio, è la prova che si può e si deve fallire (in spagnolo si dice fracasar, un falso amico curioso!) nella vita.

Nel romanzo Nico si rivolge a Lei raccontandole la loro storia. Hai mai pensato, mentre scrivevi, che il libro si potesse far ascoltare anziché leggere?

Sì, ho immaginato sin dall’inizio di prelevare il lettore metterlo in una stanza ad ascoltare le parole di Nico dall’altro lato della parete. Ho cercato di dare il più possibile alla narrazione un ritmo orale scegliendo frasi brevi, un tono spesso colloquiale , dei dialoghi meno strutturati per restituire l’incalzare del racconto e per immedesimarsi con più facilità nella vicenda.

Come mai un biologo ha deciso di diventare scrittore?

Non saprei rispondere, in realtà ho sempre voluto scrivere indipendentemente dal mio percorso. Tuttavia sono per prima cosa un lettore, non mi considero uno scrittore e sinceramente non so nemmeno se dopo l’ultimo mio romanzo uscito in Spagna (El ladrón de vírgenes di HarperCollins Ibérica) ce ne sarà un altro. Mi sono reso conto che voglio scrivere perché non c’è nulla di più difficile, è una sfida continua, un rischio che ci si prende perché un editore può rifiutarti, i tuoi libri possono andare male. È puro masochismo, paura del fallimento anche in questo caso.

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