ROMANZI PER LA VITA #SUNDAYBOOKS

martina paganodi @Martina Pagano

Oggi vi racconto tre romanzi che sintetizzano molto aspetti della vita dei loro autori. Non sono solo autobiografie, ma anche opere costruite con grande attenzione per lasciare un segno indelebile della storia e nella letteratura e restare attuali sempre. I libri non servono anche per fermare il tempo?

Buona lettura!

9788807885778_quarta1. Patti Smith, Just Kids, Feltrinelli, trad. di Alessandro Mari

Di recente la sacerdotessa del rock ha pubblicato il suo secondo libro, M Train, l’opera della maturità, dei bilanci, l’opera di una Patti Smith dai toni più smorzati rispetto al fervore della giovinezza. Per questo il testo chiave con cui conoscere i tormenti della grande Patti resta Just Kids. Oltre alle canzoni memorabili tutta la poesia è racchiusa qui e cioè nel guizzo che ha subito da bambina: dedicare la vita all’arte, creare qualcosa che restasse indelebile e riuscisse nell’impresa più difficile ma non impossibile per un artista: sconfiggere la morte. La stessa ossessione dell’amico Robert Mapplethorpe, pittore, scultore e fotografo, conosciuto all’arrivo a New York: a lui è dedicato il libro, sulla loro amicizia è questo che racconto che copre il periodo tra il 1965 e il 1975 prima dell’uscita dell’album Horses. “Ero una bambina sognante e sonnambula”. Così è Patti sin da piccola, introspettiva , innamorata dei versi che la prima volta al museo a Philadelphia intuisce che avrebbe dovuto indirizzare la sua vita verso qualcosa di più grande per poter cambiare la sua vita e quella degli altri. Lo stesso patto che sancisce con Robert che si erano capiti al volo forse perché entrambi venivano dalla stessa realtà, quella dalla quale senza la loro determinazione e follia non avrebbero mai potuto sottrarsi. La loro amicizia fu un sodalizio artistico, malgrado le professioni diverse e un legame fortissimo che durò fino alla morte di Robert di AIDS alla fine degli anni Ottanta dopo essere stato cantore dell’omosessualità nascosta nei sobborghi ma viva con estremità nella New York di Warhol e di Dylan.17190732_10155062137688766_4777901979579264079_n

 

C-136321_012. Gertrude Stein, L’autobiografia di Alice B. Toklas, Einaudi, trad. di  Cesare Pavese

Questo è uno dei libri a cui sono più legata: l’ho scoperto diversi anni fa oramai, è venuto con me la prima volta a Parigi, insomma è uno dei miei libri della vita! La Parigi degli esuli americani degli anni Trenta è tutta racchiusa nel capolavoro di Gertrude Stein che gioca con la tecnica modernista fatta di frammentazione e scomposizioni. Il titolo inganna, infatti, perché Gertrude immagina di essere Alice B Toklas, la compagna di tutta la vita e la donna di casa dell’appartamento in cui andavano e venivano Picasso, Matisse ed Braque, Hemingway, Scott Fitzgerald, che racconta Gertrude Stein. Insomma la signora aveva una personalità notevole, il ritratto di Picasso al Moma che la immortala nel suo studio severa e imponente  rende bene l’idea del peso e del ruolo che rivestiva per gli intellettuali che avevano lasciato l’America  alla volta del vecchio continente prossimo alla seconda guerra mondiale, ma la cui storia non si poteva non conoscere, una sorta di pellegrinaggio imprescindibile da vivere senza un soldo in tasca. Se il padre degli esuli americani in Europa era Sherwood Anderson, Gertrude Stein fu la figura femminile di riferimento. E Se pensate che Midnight in Paris sia un film bellissimo allora dovete leggere questo libro a cui si è ispirato Woody Allen!96149888_gertrudest_213626b

 

0343-joyce_james-finnegans_wake3. James Joyce, Finnegans Wake, Mondadori, trad. Di Fabio Pedone, Enrico Terrinoni

Non spaventatevi! So che l’intricatissimo labirinto di parole che è Finnegans Wake mette paura anche ai lettori più navigati: quanti di voi lo hanno letto? Da Mondadori è uscita una nuova traduzione, più precisamente del Libro Terzo, capitoli 1 e 2,  a cura di Fabio Pedone ed Enrico Terriconi che hanno portato avanti il lavoro di Luigi Schenoni. Perché l’ho inserito tra i romanzi di una vita? Non si tratta di un’autobiografia certamente, ma Joyce mette in questo libro, che ha la l’impianto (giusto quello) del romanzo realistico, il proprio messaggio agli irlandesi: svegliatevi! Finnegan non è solo il muratore alticcio che cade dalla scala e ci lascia le penne per ridestarsi solo quando alla veglia gli ospiti ubriachi gli buttano per sbaglio del whisky in faccia, sancendo qui la goliardia (un po’ becera, non vogliatemene) degli irlandesi. La ballata ottocentesca a cui si ispira è solo il pretesto per rivolgersi a un popolo sopito dopo anni di imposizione politica e linguista. E proprio nella lingua sta la rivoluzione di Joyce attraverso continue scomposizioni e commistioni allo scopo di arrivare a un livello superiore in cui tutti possono inventare il linguaggio. L’esule Joyce che aveva lasciato Dublino, il centro della paralisi, si appella a chi non ha mai avuto possibilità di intervenire per cambiare le cose lanciando un messaggio politico chiaro, nascosto in un’opera che si legge con difficoltà ma dal significato molto più immediato.james-joyce-images