ESHKOL NEVO E IL SUO CONDOMINIO A TRE PIANI #SundayBoooks

paola rinaldidi @Paola Rinaldi

In questi giorni Neri Pozza ha pubblicato l’ultimo romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo ,  Tre Piani, magistralmente tradotto, come i precedenti, da Ofra Bannett e la mitica Raffaella Scardi (che ha fatto anche da interprete a Nevo nel suo soggiorno italiano). Un romanzo di Nevo è sempre un po’ un evento, perché per fortuna è uno scrittore che non pubblica un romanzo ogni sei mesi, dato che per scrivere molto bene ci vuole anche tempo e dato che i suoi libri durano, nel cuore e nella testa del lettore, a lungo.

Questa volta si tratta di tre racconti che si toccano in qualche punto: non alle chiassose e defatiganti riunioni condominiali, quando piuttosto sul pianerottolo, in cortile, sulle scale, al citofono. Sono le storie di tre inquilini di uno stesso stabile, che a un certo punto non ce la fanno più a tenersi il loro segreto per sé. Ma se pensate che se lo racconti tra loro, sbagliate.

copertine

 Al primo piano abita la famiglia di Arnon, uno dei personaggi più urticanti che io abbia mai incontrato in un libro e fuori, che sceglie di confessarsi al telefono col suo amico scrittore (che non ha diritto di replica): alla sua bimba è successo qualcosa, deve essere stato quel vecchio ebreo tedesco del suo vicino di casa, tanto raffinato ma mica troppo a posto… Proprio lui parla, che combina un gran casino con la francesina provocante, la ragazzina nipote del vecchio, e adesso non sa cosa fare per non rovinare tutto del tutto e perdere moglie e figlia! Al secondo c’è Hani, che invece ripesca la sua amica di gioventù Neta, per raccontare di una solitudine che la sta facendo uscire di senno (come sua mamma), a tal punto da non sapere più se ciò che è successo sia davvero accaduto (e una dovrebbe saperlo, se ha davvero nascosto in casa propria un criminale che poi è pure il fratello di tuo marito, che lo ha più o meno ripudiato, e so lo lascia giocare coi suoi figli, e se gli porta da mangiare nel nascondiglio, e se…). Al terzo c’è Dvora, una giudice in pensione rimasta vedova. Lei parla nella segreteria telefonica del marito morto: è la confessione più dolorosa e più stramba, perché ha le radici nel ventre di Dvora e tuttavia l’ha completamente sradicata dal suo ambiente, ed è una confessione a se stessa più che a Michael, che sapeva già tutto. Il terzo piano, in questo libro, è quello in cui entra meno luce, ma voglio credere che sia quello che ne irradia più di tutti. Tre piani è un gran bel libro, perché, come riesce sempre a Nevo, i personaggi escono con prepotenza dalle pagine ed entrano nelle nostre vite, ed esigono attenzione. Ma il resto ve lo racconterà lui…

Dal 2013 Neri Pozza ha dato vita al suo Bookclub,: il primo a Milano e poi in altre città, qui la storia e le attività. Quando ci sono autori del loro catalogo che passano per le città sedi dei Bookclub, spesso organizzano degli ‘incontri ravvicinati’ tra scrittori e membri, perché i libri vivono anche fuori dalle loro copertine e chiacchierare con l’autore è sempre un momento interessante. Così, il 21 marzo a Milano c’è stata una serata dedicata a Eshkol Nevo: ci siamo tutti molto appassionati e così ho pensato di aprire le porte del salotto neripozziano anche a chi non c’era, riportando una selezione delle domande e delle risposte che abbiamo posto all’autore.

Eshkol Nevo si è già sottoposto ad un Giro da maglia rosa, ma all’incontro arriva con l’entusiasmo di un bambino. Ci dice subito che tiene molto all’incontro coi lettori, a discorrere con loro e attacca subito (con un sorriso che ci accompagnerà sino alla fine e con le mani che si muovono nell’aria come fosse un italiano doc!) a raccontarci il processo da cui è nato il romanzo. Poi si sottoporrà volentieri alle nostre domande (che sono state tante, tutte belle, qui ne troverete alcune, mie e dei miei colleghi di club)

Eshkol Nevo in ascolto

Non avevo in  progetto di scrive re un libro ma improvvisamente Arnon mi è entrato in camera con un’esplosione di desiderio di parlare e non c’è stato modo di bloccarlo. “ok”, mi son detto, “lo lascio parlare e poi schiaccio ‘Salva’ alla fine del file e poi lo lascio lì per dieci anni finché sarò pronto a gestirlo, perché Arnon un po’ mi spaventava.” Poi però è arrivata anche la seconda inquilina, una donna. E allora ho dovuto metterci anche il terzo, di piano. E’ un libro che mi è esploso dentro, ci ho messo solo cinque mesi a scriverlo, quasi una vergogna, e però solo ora che sono passati due anni, da quando è stato pubblicato in Israele, riesco a spiegarlo bene, questo mio libro. Ripensandoci, due cose sono accadute prima del libro che credo siano state importanti: di una parlo sempre, dell’altra parlo qui in Italia perché siamo sufficientemente lontani da casa. In quel periodo ero depositario dei segreti di molte persone ed è una cosa faticosa e mi domandavo perché così tanta gente raccontasse i propri segreti proprio a me (anche perché io avvertivo che non ne avrei fatto dei libri) [nota per noi lettori di ambiente cristiano, volenti  o nolenti: la religione e la tradizione israeliano non hanno il momento della confessione presso un prete, quindi a chi racconti un segreto con la certezza che non vada a raccontarlo ad altri?! Meglio scrivere ad uno sconosciuto!]. L’altra cosa è legata all’essere genitore: sono padre di tre figlie. Per i primi anni della mia paternità, contrariamente a quello che mi dicevano gli amici sulle difficoltà dell’essere genitore, io ho provato solo gioia e amore. Col senno di poi mi rendo conto che in questo libro c’è molto della mia esperienza di genitore (madre o padre non fa differenza, il libro infatti include entrambi i ruoli). La terza storia suggerisce perché di questo io non parli in patria. Nonostante non ci sia niente di vero o autobiografico in questo libro, Tre piani rimane ad oggi il mio libro più intimo, più personale per quel che riguarda i personaggi e dunque la distanza temporale mi aiuta a parlarne meglio (e anche con un certo orgoglio, devo ammettere).

2017-03-20 20.12.01

I tre personaggi raccontano le loro storie a qualcuno: lo dicono proprio chiaramente, che c’è bisogno che qualcuno li ascolti e raccolga le loro storie. Però è anche vero che questi ascoltatori sono del tutto passivi, e alla i veri depositari ‘attivi’ delle loro storie siamo noi lettori. Cosa si aspettano da noi Aron, Hani e e Dovra? Che vorrebbero sentirci dire, alla fine delle loro confessioni? Cosa dovremmo farne delle loro storie?

Effettivamente, i nostri tre protagonisti non solo parlano a qualcuno, ma vogliono anche qualcosa dal destinatario delle loro storie. In generale, gli inquilini dei tre piani chiedono: “Ascoltami e perdonami”. Ma c’è differenza tra i tre piani: nel primo piano la storia è raccontata ad uno scrittore, e perché mai si racconta ad uno scrittore? Perché ne scriva una storia! E Arnon chiede esplicitamente un “lieto fine”, a questo suo amico scrittore. Dopo aver commesso tutti glie errori possibili, Arnon chiede un consiglio per cavarsela, per uscirne bene da questa situazione. Nel secondo piano invece c’è l’amicizia: Hani scrive alla sua amica Neta e io penso che Hani desideri da Neta che la sua amica le ricordi come lei stessa era in passato. Come ne La simmetria dei desideri, anch’io quando mi incontro coi miei amici mi ricordo com’ero una volta. Hani ha questo desiderio di essere aiutata a ricordare come era nei suoi momenti più belli, essere vista al suo meglio, perché ora si trova in un momento di crisi, di solitudine, in cui ha fatto quello che ha fatto (o ha immaginato di farlo). In fondo anche lei desidera che la sua amica tiri fuori per lei un happy end, non è quello che vogliamo tutti? Terzo piano, tutt’altra cosa: qui si parla con un morto, e parlare con un morto è un modo per farlo rivivere. Ma Dvora vuole anche chiudere i conti con il marito. Nel terzo piano percepiamo costantemente la presenza di una ambivalenza: Dvora prova nostalgia per il marito ma è anche arrabbiata con lui, lo vuole vicino ma vuole anche fargli del male.

Nevo non so se mi spiego

Cosa ne pensa della famiglia? In tutti e tre i piani troviamo una famiglia, che però è una tragedia, una prigione…

Veramente in questo libro c’è uno sguardo molto dure sulle difficoltà che si incontrano nella vita in famiglia. Arnon, però, nonostante le tante crisi e difficoltà, si sforza costantemente di mantenere unita la sua famiglia e racconta la sua storia proprio con questa finalità: non vuole che la sua famiglia vada in pezzi. Nel secondo piano, invece, nel momento in cui si arriva alla eventualità concreta che la famiglia cada a pezzi, Hani sembra quasi indifferente, non è agita né preoccupata, come se non ce la facesse più a continuare di  tenere insieme le parti e non avesse più la forza di combattere lo smantellamento che è in atto. E’ una cosa che mi rendo conto ora, rispondendo alla domanda. E vi dico anche un’altra cosa. Sia Israele che l’Italia sono società molto orientate verso la famiglia, fare una scelta come quella di Dvora è un tabù assoluto. Penso che la letteratura possa illuminare gli angoli oscuri e bui di ciascuno di noi e della società e che ci sia qualcosa di liberatorio nello scrivere di queste cose nascoste, ma anche nel leggerle e nello scoprire che non sono l’unico a provarle, che non sono l’unico che a volte vorrebbe gettare via tutto quello che ha e andare via, altrove. Ci sono stati incontri come questo in cui sono venute da me madri che avevano letto il libro e mi hanno gridato: “Come, come hai potuto scrivere una cosa simile?” e lì mi sono reso conto che valevano la pena di scriverlo, questo terzo racconto.

nevo al lavoro

Nei tre piani ci sono figure femminili molto complesse…

Nonostante io abbia tre figlie e insegni scrittura creativa in classi ad ampia maggioranza femminile, vale sempre che per un uomo scrivere di una donna è sempre un’avventura, un osare, e io sono un po’ timoroso e un po’ fiducioso quando lo faccio. C’è un trucco, che non svelo mai in Israele, coi miei personaggi femminili: mi sento molto molto vicino a Hani, non ho provato alcuno sforzo nello scrivere, non ho finto; c’è qualcosa, nella sua anima, che è molto vicino alla mia ed è un bene che si tratti di una donna, perché se fosse stato un uomo sarebbe stato troppo prossimo a me. Per esempio: ormai da molti anni io scrivo a casa, e capisco benissimo la solitudine casalinga di Hani, pure lei rinchiusa in casa, è una solitudine malsana e pericolosa. E’ stato difficile invece scrivere Dvora. Come si scrive una giudice? All’inizio non c’è l’ho fatta, ho dovuto fermarmi e incontrare delle giudici donne reali. Ho chiesto loro se fanno i giudici anche quando litigano una di queste giudici mi ha svelato che il suo desiderio più grande, una volta che non sarà più giudice, è prendere parte ad una manifestazione e gridare per i propri diritti: non sapevo che i giudici non possono partecipare alle manifestazioni… e così d’un tratto mi sono trovato con la storia di Dvora che sviene in una manifestazione e finisce nella tenda degli psicologi.

chooze

Che rapporto ha con gli inquilini di questo libro?

Mi sento più vicino a Hani, l’ho detto. Ma sono molto orgoglioso di aver scritto un personaggio come Arnon, che mi indispettisce molto, a volte avrei voluto urlargli dietro: “ma non lo fare!”, anche se poi glielo facevo fare. E questo, dal mio punto di vista, ha reso tutto molto più interessante, perché mi sono trovato a creare delle figure che io non amo veramente… E questo mi porta a Dvora: mentre scrivevo, sentivo che nel primo e nel secondo piano avrei potuto mettere una fine che non facilitassero i protagonisti, ma Dvora ha sofferto abbastanza. Dunque sono più vicino di tutti a Hani, più orgoglioso per Arnon ma più di tutto mi  emozione per quello che succede nelle ultime pagine di Dvora 

2017-03-20 20.14.20

Dvora cita Freud e la teoria dell’ Es, Io e SuperIo, e si è tentati a far coincidere la ‘triade’ coi rispettivi tre piani. Ma ci ha detto che i tre racconti sono nati prima della frase di Dvora…

Non c’è una totale corrispondenza tra piano e livello freudiano. Quello che mi piace di Freud non è la divisione in tre parti (nulla, certo non l’animo umano, si divide in solo tre parti), bensì l’idea che quello che c’è dentro di noi sia una lotta tra forze diverse: l’istinto, la realtà e l’etica. Anche in questo incontro, ora, c’è un incontro tra le forze, in ogni piano c’è dunque questo conflitto [la copertina dell'edizione italiana con l'altalena, che ha scelto Nevo, oltre alla sua paternità fa pensare un po' anche a questo]

9788854512696_0_0_1690_80

Da dove nasce l’idea di costruire un libro su tre piani? In fondo sono tre racconti differenti, nati in momenti distinti, perché legarli tra loro?

In Israele alcuni lettori mi hanno persino rimproverato per aver messo insieme tre racconti che non hanno una unità di trama. Ma avrei percepito artificioso  costringerli in una sola storia: ci ho provato, ma non ha funzionato. Eppure io so che le tre storie sono profondamente legate e che dovevano stare insieme. Ciò che accomuna le storie è l’intimità del gesto di confessarsi all’ascoltatore e poi al lettore e ciò richiede una precisione linguistica particolare. Ci tenevo che la lingua salisse, si elevasse insieme all’ascendere dei piani. Se io mi confesso con te, ora, non lo faccio con la mia lingua di scrittore, ma con una lingua intima che cambia a secondo che parli Arnon al primo piano, Hani al secondo e Dvora al terzo. Complimenti alla mia traduttrice che ha colto tutto ciò ed è riuscita a trasporlo in italiano, perché molti lettori italiani mi hanno fatto notare questo. 

chooze2

A me pare però che non solo la lingua cresca, ma che anche la fisicità si intensifichi: c’è un abbraccio tra Hani e Dvora sul secondo piano che è un punto di svolta…

Sono impressionato: quando mi chiederanno di cosa parla questo libro, risponderò che è un libro sugli abbracci! Un solo abbraccio riporta le due donne alla realtà, un solo abbraccio al momento giusto può essere una salvezza

 stravaccato particolare

Eshkol Nevo e Raffaella Scardi esausto ma felici

Nevo alla fine ci ringrazia e definisce questo confronto ‘eye-opening’, gli ha aperto gli occhi. Bello, che a ringraziare sia l’autore; bello ancora di più che si rinnovi la magia: un libro è sì di chi lo scrive, ma ancora di più di chi lo legge, e ogni lettore rende il libro più ricco. Quindi adesso tocca a voi!

cover1

E grazie al Bookclub Neri Pozza!!!