GIRO D’ITALIA IN MAGLIA GIALLA #Sundaybooks

paola rinaldidi @Paola Rinaldi

Con i primi abbozzi di primavera è semplice farsi prendere dall’entusiasmo e lasciare i Moonboot per le infradito e la pelliccia (ecologica) per la canotta da urlo. Facile poi avere la pelle d’oca ed essere sopresi da un brividino lungo la schiena e finire penosamente raffreddati proprio quando il sole torna a splendere nel cielo blu. Per fortuna, ci sono brividi che non solo non fanno ammalare, ma mettono in circolo sana adrenalina che ci aiuterà ad affrontare il lunedì tragicamente prossimo con grinta e fantasia (omicida!): ecco tre libri che son meglio della migliore medicina omeopatica contro i malanni di stagione (quale essa sia), dei gialli thriller su e giù per l’italica penisola che uniscono intrigo a qualità letteraria. Buona lettura!

 

torto marcio1. Alessandro Robecchi, TORTO MARCIO, Sellerio

Robecchi esordì tre anni fa con Questa non è una canzone d’amore: “This is not a love song, cantava l’ex cantante dei Sex Pistols, per dimostrare che non era diventato un cantante commerciale e invece diventa una hit – e così si sente, nel 1983, Carlo Monterossi, autore della tv trash commerciale Crazy Love  (tipo Stranamore), che vorrebbe smettere ma non è così facile, sarà anche per l’attico a Roma. Poliziesco senza polizia, è caratterizzato dalla simmetria: 3 coppie, 3 indagini che si rispecchiano geografia urbana, precisa e meticolosa – con tutti i nomi veri di vie e quartieri – nella quale si muovono i personaggi (serve Google Maps, si spinge fino a Rozzano e Samarate, per dare l’idea della vera megalopoli così eterogena: le sue complesse stratificazioni sociali, dalle case di ringhiera agli studi televisivi, dai campi Rom alle villette della suburbia). In Torto marcio ritroviamo Monterossi sempre lì a fare Crazy Love, che si lascia coinvolgere nelle indagini del suo amico giornalista Oscar. Da un lato una serie di furti che finiscono per coinvolgere persone vicine professionalmente a Monterossi, dall’altro il terrore del terrorismo, per cui due delitti eccellenti – un importante industriale della carne, Gotti, e un faccendiere noto in città, Crisanti, uccisi a poche ore di distanza sotto casa, sul loro corpo un sasso – fanno arrivare profiler e superpoliziotti dal Viminale convinti che si tratti di islamici. Ci sarà un terzo delitto, un altro sasso lasciato sul corpo di un nuovo personaggio ricco e influente, ucciso nella sua stessa lussuosa auto. Ma mentre ci si imbatte nella Milano ricchissima, tra whisky di marca e raffinatissimi tessuti griffati, i nostri agenti indagano sulla Milano miserabile, quella dei casermoni vicino a San Siro (via Angelo Mauri), le case popolari, dove migliaia di disperati, italiani e non, si litigano spelonche invivibili, senza riscaldamento, vivono una vita davvero miserabile, tra sfratti, occupazioni abusive, violenze domestiche. Robecchi attraverso la formula del poliziesco ci racconta con ironia, intelligenza, capacità critica un intero universo che fa della Milano odierna un congerie di contraddizioni, forti contrasti sociali, oasi di grande benessere contrapposti ad intere fasce di popolazione ridotta allo stremo. Il libro è ricco di emblemi della contemporaneità: la governante moldava, angelo custode di Monterossi, il personale dell’albergo sul lago, fedele ai ricchissimi clienti, i poliziotti che per uno stipendio misero si smazzano lavori faticosi e pericolosi, al di là del loro dovere istituzionale, le numerose famiglie di immigrati che occupano abusivamente interi quartieri mescolandosi ai vecchi milanesi, che vivono con la pensione minima lasciata in farmacia. Uno spaccato sociologico approfondito in forma di poliziesco, un ritratto di Milano molto interessante e spietato raccontato attraverso quell’iperrealismo che vediamo nella tv italiana di oggi, incrocio tra tv commerciale americana e la tv di servizio. Per meneghini e non, ovvio!san siro case popolari

 

formicae2. Piernicola Silvis, FORMICAE, SEM

 L’autore è l’attuale questore di Foggia, che ha saputo fare della propria esperienza reale un’ottima fonte di ispirazione Il giallo si svolge a Manfredonia e si apre col ritrovamento di un bambino che era scomparso due anni prima. E’ la voce di Zio Teddy, uno psicopatico dei peggiori, a guidare il ritrovamento. Ma siccome non c’è limite al peggio, ecco che dopo due giorni scompare un ragazzino albanese. Da Roma arriva Renzo Bruni dello SCO (Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato), che aveva seguito il caso due anni prima: è tormentato dal fallimento e conduce una vita solitaria, lontana da figlio e moglie (con cui è appunto in crisi). E’ doppio il binario su cui scorre l’azione: c’è la narrazione della prima persona di Bruni che si contrappone a quella del maniaco assassino, che di sé ci dice tutto (buongiorno mi chiamo Diego e sono un pedofilo abitato da pulsioni terribili, ancor più eccitato dalla sfida col superpoliziotto). Sullo sfondo, la provincia ricca e infestata da piccoli clan malavitosi, dove tutti sanno e nessuno denuncia e dove regna il regime del pizzo. Si  tratta più tecnicamente di un thriller, è vero: perché il colpevole è noto. Tuttavia, la complessità del personaggio di Bruni, tormentato e profondo nella sua vita un po’ malinconica, fa sì che egli rimanga un investigatore soprattutto da noir, perché il nero è il colore che associamo a tutta questa storia da brivido triste. Fate abche un giro sul sito della neonata realtà editoriale che lo ha pubblicato: SEM6-immagine-formicae-1200x750

 

estate fredda3. Gianrico Carofiglio, L’ESTATE FREDDA, Einaudi

L’Estate fredda è quella del 1992, per la temperatura e la crudeltà, quella dell’assassinio di Falcone e Borsellino. Il Maresciallo Pietro Fenoglio è sempre alle prese col dolore per essere stato lasciato dalla compagna, ma lo ritroviamo al suo meglio, con la sua capacità di dubitare di tutto, di ribaltare la prospettiva, senza fare a meno di un sano umorismo. Scrittura colta, quella di Carofiglio, con raffinati riferimenti letterari (Calvino, citarne uno per citarne tutti) e digressioni quasi filosofiche (ma attenzione che non vuol dire noiose) che però servono ad alzare l’orizzonte verso la riflessione sulla giustizia che si insinua in un giallo apparentemente classico (in fondo, Carofiglio è stato magistrato e sa bene cosa sia la classicità nelle indagini), in cu però non si cade mai negli stereotipi: buoni e cattivi hanno lo stesso aspetto e si confondono all’apparenza, c’è una ampia zona grigia, nonostante i possa sbilanciarmi e rivelarvi che alla fine trionferà la verità, che sta anche nella bellezza della natura e della città (mi raccomando: aggiungete la Pinacoteca di Bari alla wish-list dei luoghi da visitare). Il figlioletto del boss locale Grimaldi Nicola viene rapito e quando Fenoglio teme lo scontro finale tra clan, ecco che l’ex affiliato di Grinaldi e capoclan in ascesa Lopez Vito improvvisamente si consegna alla giustizia e diventa collaboratore di giustizia. Racconta e racconta, ma l’atto infame sul figli odi Grimaldi, quello no, non è cosa sua. Per scoprire cosa sia davvero successo, il maresciallo dal cognome letterario dovrà guardare verso il basso, verso il piccolo, là dove la quotidianità della vita, al lavoro e a casa propria, rende difficile applicare le grandi categoria di “giusto” e “sbagliato” che vanno bene ai maxi processi. Il microcosmo criminale barese viene inquadrato nel macrocosmo del fenomeno mafioso con una scrittura tersa che permette al lettore un’osservazione staccata dei crimini, ma anche dell’animo umano nelle sue infinte sfumature, non solo di giallo.pinacoteca-bari