fabioladi Fabiola Granier

Si respira odore di carta, di inchiostro, di copertine che raccontano chissà quante storie da tutto il mondo. Si ha la sensazione di essere entrati in una realtà parallela, dove tutto ciò che viaggia, parla, cammina, sorride, piange non è poi così lontano da te e dalla tua vita quotidiana. Anche se arriva dall’altra parte del pianeta, anche se racconta qualcosa di così distante che mai avremmo scommesso di poter sentire, per una volta, un po’ “nostro”.

È questa la Fondazione Feltrinelli, questo quello che la sua libreria in Viale Pasubio 5 riesce a trasmettere insieme al profumo di caffè appena macinato e di torta calda.

“Una volta di più Milano all’avanguardia”: lo aveva detto proprio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio di saluto inviato in occasione dell’inaugurazione della sede, “un centro oltre la cultura” come lo aveva invece definito Inge Feltrinelli.

fondazione feltrinelli

All’interno della struttura progettata da Herzog & de Meuron la presentazione di “Magari domani resto”, il nuovo romanzo di Lorenzo Marone che racconta la storia di Luce, una avvocatessa trentenne napoletana che vive nei Quartieri Spagnoli, abbandonata dal padre, che si ritrova bloccata nella sua realtà abitata da una madre bigotta e infelice, da un amore per un bastardo Peter Pan e da un capo viscido e ambiguo, un avvocato cascamorto con il pelo sullo stomaco. Un giorno a Luce viene assegnata una causa per l’affidamento di un minore, e qualcosa inizia a cambiare. All’improvviso, nella sua vita entrano un bambino saggio e molto speciale, un artista di strada giramondo e una rondine che non ha nessuna intenzione di migrare. La causa di affidamento nasconde molte ombre, ma forse è l’occasione per sciogliere nodi del passato e mettere un po’ d’ordine nella vita di Luce. Risolvendo un dubbio: andarsene, come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito il vento che gli diceva di fuggire, o magari restare.

maroneLorenzo, a tu per tu con giornalisti e blogger del web, ha spiegato molto del romanzo e molto anche di se stesso: le ispirazioni della città di Napoli, che tra il “troppo” e il “nulla” dà sempre a tutti la possibilità di raccontare storie, grazie ai suoi paesaggi, ai suoi personaggi, alla sua realtà a dimensione d’uomo. Di come le parole della lingua napoletana riescano a descrivere significati irraggiungibili per l’italiano che a volte non ha dei termini corretti per esprimere emozioni e sensazioni. Uno stile piacevole, scorrevole, amabile, ricco di dettagli e citazioni e pensieri filosofici che rendono tutti i personaggi così, un po’ intellettuali. E, infine, la forza delle donne che, essendo personaggi capaci di superare qualsiasi tipo di lutto della vita, riescono in ogni momento a ritrovare se stesse e a scegliere la miglior via da percorrere per la felicità.