BLACK COFFEE for me, please! LE INTERVISTE DEL #SundayBooks

martina pagano

avatarsbertagnadi @Martina Pagano e @Sabine Bertagna

Oggi siamo felici di ospitare un pezzetto di una bella novità. Abbiamo conosciuto Sara Reggiani e Leonardo Taiuti, i fondatori di Black Coffee, casa editrice di letteratura nordamericana nata da poco ma già in tour sul territorio italiano: potete incontrare editori e libri in diverse occasioni prossimamente

Per il #SundayBooks di questa domenica sono riusciti a rispondere alle nostre tantissime curiosità (Martina e Sabine sono state travolte dall’entusiasmo da buone appassionate di letture americane, ma Paola le ha seguite subito!) su come sia venuto alla luce il loro progetto, ricercato e curato nei dettagli, e quello che si potrà trovare nel loro catalogo. Ma se si parla di America non sono mancati tanti spunti interessanti sui grandi cambiamenti in atto e come questi influenzino anche la letteratura.
Buona lettura!

Come è nata la decisione di staccarsi da Clichy? (eravate una collana e poi avete deciso di operare in autonomia?) e da dove arriva il nome Black Coffee? In redazione ce lo siamo chieste tutte!

Leo: L’idea di aprire una piccola casa editrice ci frullava in testa da ben prima di entrare in Clichy. Black Coffee era da anni un progetto che intendevamo realizzare, ma ancora non avevamo le idee molto chiare sulla strada da seguire. Quindi abbiamo deciso di metterci prima alla prova con una collana, per sondare il terreno e studiare da vicino il funzionamento di una piccola casa editrice (avevamo già fatto esperienza in una realtà molto più grande, come redattori e traduttori). La decisione di staccarci è stata più che altro dettata da una necessità: una volta capito cosa fare e come farlo, abbiamo sentito l’urgenza di proseguire per la nostra strada, da soli. E ora che Black Coffee è nata, siamo pronti a fare tutto il necessario, pur con i nostri modesti mezzi, per diventare un punto di riferimento per chi ha gusti letterari un po’ particolari. Black Coffee è così, originale, mai scontata… pungente, amara, sferzante… come il caffè nero. Abbiamo scelto questo nome perché l’associazione letteratura/caffè è immediata. E perché è ora di darsi una svegliata!

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Noi di Choozeit avevamo recensito due titoli di quella collana. In particolar modo The last days of California rendeva molto bene lo smarrimento contemporaneo di una società rispetto ai valori e al senso di appartenenza. I codici non sono più quelli di una volta, credere in qualcosa è un viaggio complicato. Che cosa ci trasmetteranno i nuovi autori di Black Coffee? Quali sono le tematiche che vi stanno più a cuore e che volete sviscerare?

Sara: Ci siamo ripromessi di dare largo spazio alle voci femminili e in generale alle tematiche legate a quel momento della vita in cui si diventa adulti e la terra trema sotto i piedi: l’ambizione che si scontra con la voglia di famiglia (come in Lions di Bonnie Nadzam), la percezione del proprio corpo (Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman), la difficoltà di restare se stessi quando i punti di riferimento cambiano, la paura di non essere all’altezza delle aspettative della società, di non rientrare in nessuna categoria. Ci interessa sondare problematiche attuali, per questo pubblichiamo quasi tutti autori esordienti, uomini e donne che si affacciano ora alla trentina. E staremo molto attenti a come si evolverà la scrittura americana in questo particolare (e inquietante) momento storico e politico: per questo abbiamo deciso di aprirci anche alla non fiction, per avere il quadro completo. Ci interessa l’America oggi e cosa può trarre il lettore italiano da essa.

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Come si va a caccia di nuovi talenti per aggiungere qualcosa che non sia già stato detto o che venga detto in maniera completamente diversa? Che cosa ci offre l’attuale panorama della letteratura nordamericana? 

Sara: Si cerca nei posti dove di solito nessuno guarda. Si presta attenzione alla produzione di case editrici anche molto piccole, i cui autori raramente vengono tradotti all’estero. Ci si informa tanto, si va sul posto e si parla con le persone che ci vivono. Senza pregiudizi e con le orecchie ben aperte. L’America offrirà sempre un panorama letterario variegato. E ci sarà sempre qualcuno che riuscirà a dire cose scontate in modo nuovo. È precisamente così che scelgo i nostri autori, quando con le parole riescono a fare cose che non ho mai visto o mi costringono a fermarmi e chiedermi, ‘’Come ci è riuscito?’’.

Black Coffee punta sulle voci femminili e guardando agli ultimi avvenimenti non possiamo non pensare alla Women’s March contro Donald Trump dello scorso 21 gennaio. In un paese come gli USA impegnato nella lotta contro i pregiudizi (di genere e non solo) si rischia di vanificare gli sforzi per l’uguaglianza e la parità di sessi. In quest’ultimo caso le affermazioni di Trump sul dresscode delle sue dipendenti, minigonna e tacchi alti, si commentano da sé. In termini di scrittura si sta risvegliando una nuova coscienza (femminile) pronta a rispondere a queste provocazioni?

Sara: Assolutamente sì, e già da qualche anno. Penso ad autrici come Roxane Gay, Rebecca Solnit, Chimanda Ngozi Adichie ecc. L’elezione di Trump non ha fatto che inasprire i toni e spronare altre donne a parlare per difendere i propri diritti. Come dicevo, siamo molto interessati ad ascoltare queste voci e a portarvele qui. Lo stesso romanzo di Alexandra Kleeman si innesta in questa nuova ondata di presa di coscienza femminile. Il nostro catalogo è quasi interamente dedicato alle autrici e sul nostro sito offriremo contenuti tratti dalla rivista The Believer che approfondiscono il ruolo della donna nella letteratura.

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Nel vostro sito proponete percorsi e articoli di letteratura. Ogni nuova uscita è associata ad altri titoli con la formula del “Se ti è piaciuto questo libro prova a leggere questo”.  Sentite il bisogno di accompagnare in qualche modo il lettore?

Leo: Sì, vogliamo aiutarlo a costruirsi un percorso personale all’interno della nostra produzione e ampliare gli argomenti trattati dai nostri libri con contenuti, come diceva Sara, che fungano da spunti di riflessione sugli stessi. Gli proponiamo delle associazioni sulla base delle motivazioni che hanno portato noi a scegliere certi autori piuttosto che altri, per istaurare un rapporto di fiducia e stimolare il desiderio di approfondire. Il compito del piccolo editore, che per esigenze o gusto si specializza in un determinato campo, crediamo sia quello di fungere un po’ da guida in territori inesplorati o particolarmente impervi. Vorremmo che i lettori si fidassero di noi e ci seguissero in questo viaggio nella letteratura nordamericana contemporanea. Abbiamo una responsabilità verso chi ci legge ed è quella di dimostrargli che ciò che gli proponiamo è frutto di un ragionamento, di un progetto coerente e di una passione sincera.

Complimenti per le copertine molto pop e accattivanti. Parlare al lettore già da un progetto grafico è diventato fondamentale, le vostre cosa comunicano?

Sara: Mi auguro che comunichino dinamicità, energia. Troppo spesso le copertine delle edizioni italiane risultano scialbe rispetto a quelle americane di origine ed è un peccato. In Italia siamo molto legati alla suddivisione in collane e generi. In America non è così, ogni copertina è diversa dall’altra, ha una sua identità precisa. Noi abbiamo voluto adottare lo stesso approccio (niente collane), ma avevamo la necessità di renderci riconoscibili, così, partendo dal progetto grafico della collana Black Coffee (sempre opera del nostro Raffaele Anello che ci ha seguito in questa nuova avventura) ne abbiamo ideato un altro che comunicasse continuità col nostro passato e allo stesso tempo ne fosse una versione avanzata, più moderna. I colori che usiamo, la combinazione di elementi prettamente grafici con altri più realistici riflettono la vivacità e la contaminazione di generi che è al momento il tratto distintivo della produzione letteraria americana attuale. E poi volevamo dare ai lettori un bell’oggetto da tenere in mano, un oggetto curato, da conservare come un tesoro.

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I primi due libri in programma sono Alexandra Kleeman, IL CORPO CHE VUOI, trad. S.Reggiani, in libreria dal 2 marzo e Bonnie Nadzam, LIONS, trad. L. Taiuti in libreria dal 23 marzo… Date ai lettori di Choozeit (almeno 3) validi motivi per precipitarsi in libreria (quando usciranno) a comprarli…

Se cercate qualcosa che vi stupisca, che vi faccia esclamare ‘’Ma che c…?”, qualcosa che sia in grado di darvi una prospettiva diversa su cose già sentite; se cercate libri che raccontino le sfumature più sottili della realtà che stiamo vivendo e sappiano farvi sentire meno soli nelle vostre peculiarità, nella vostra “diversità”; se non avete paura dei libri che vi afferrano per le spalle e vi scuotono, che vi tirano la manica per costringervi a riflettere su questioni scomode, allora correte in libreria: avete trovato pane per i vostri denti.

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