Un gioco da ragazzi! #Sundaybooks

martina paganodi @Martina Pagano

Che responsabilità scrivere per i ragazzi! E ancora cresce questo impegno quando si prova a far luce sulle loro difficoltà, sulle incomprensioni con gli adulti e su quegli ostacoli troppo alti quando si ha poca esperienza del mondo.

Nei #SundayBooks di oggi vi racconto tre libri che parlano di bambini e adolescenti non sempre sereni: che non solo devono imparare ad accettare se stessi e la loro unicità in un’età già critica, ma in alcuni casi si trovano alle prese con una realtà imprevedibile, che cambia davanti ai loro occhi senza che la possano controllare – a volte si tratta di una situazione familiare complicata, altre volte sono tristemente alle prese con guerra e violenza. Tuttavia, le storia di questa domenica sanno guardare ai lati negativi provando a superarli, ricordando ai più piccoli che la propria felicità viene prima di tutto e va rincorsa e protetta al di là di pregiudizi e barriere.

Buona lettura!

franchinaPatrizia Franchina, Ti racconto un STORIA. Sette racconti per osservare il mondo che ci circonda con occhi diversi, Giovane Holden edizioni

Immaginate una bambina che nasce come tutti gli altri, sana e circondata dall’amore della sua famiglia. Poi improvvisamente accade qualcosa perché quei capelli che non si decidevano a spuntare si trasformano in fiori, rami e foglie fino a diventare radici che l’avvolgono. I racconti di Patrizia Franchina, laureata in pedagogia e insegnante in una scuola elementare, sanno incantare con elementi fantastici, metafore meravigliose che provano a spiegare quello che per molti rappresenta un limite: la propria diversità.

Crescere è faticoso specialmente quando tutto sembra andare in una direzione opposta alla tua: il tuo corpo ha qualcosa che non riconosci, la tua mente spazia per orizzonti inconsueti e comunicare con gli altri non è così facile. I protagonisti dei racconti passano attraverso la solitudine e il giudizio altrui per poter acquisire consapevolezza di sé, per essere pronti ad affrontare il mondo senza paure con la certezza che l’individualità di ognuno vada apprezzata e valorizzata.

bonalumiLaura Bonalumi, Il lago del tempo fermo, Piemme

Viola ama perdersi nella natura, una stranezza, se si pensa che oggi i passatempo degli adolescenti sono di tutt’altro genere. La sorella, infatti, si divide tra il pc e lo smartphone, abitudini che a Viola proprio non appartengono. Non è molto entusiasta all’idea di partire con il padre alla volta della vecchia casa ereditata dallo zio paterno, ma nel paese sta accadendo qualcosa di inspiegabile e Viola decide di lanciarsi nell’avventura che la porterà a conoscere i misteri del posto. Tutto ha inizio con la scoperta di alcuni quaderni nella soffitta di casa, pieni di disegni che di volta in volta cambiano: Viola ha poca memoria o c’è davvero qualcosa di magico in quelle pagine? E poi che ci fa un lago ghiacciato in estate al centro del paese? È proprio lì intorno che succedono le cose più inspiegabili che Viola cerca di capire con l’aiuto di un ragazzino giapponese conosciuto da poco, Yuki. Sembra, infatti, che quando ci si trovi vicino al lago il tempo si fermi e persino le lancette dell’orologio smettano di muoversi La missione distrae Viola dalle preoccupazioni degli ultimi tempi: i genitori sono separati e la sua testa va veloce alla ricerca del perché la sua famiglia non tornerà quella di una volta. Anche in questo storia i piccoli cercano di dare una spiegazione a dubbi irragionevoli, provano impotenza e spesso sensi di colpa di fronte alle decisioni dei genitori. Il contatto con la natura e la voglia di sperimentare rendono Viola un’eccezione in un mondo di adolescenti iperconnessi e tante volte poco inclini ad aprirsi e condividere sensazioni e timori. Viola trova forza nella sua unicità e scoprirà di non aver paura di diventare grande

bortolottiNicoletta Bortolotti, In piedi nella neve, Einaudi Ragazzi

Come vede un bambino la guerra? Certe immagini negli ultimi tempi sono un interrogativo triste e costante. Nicoletta Bortolotti, ghost writer e redattrice editoriale, ha guardato nelle pieghe più profonde della storia per raccontare la storia di una ragazzina e la sua folle passione per il calcio. Nel 1942 Kiev è occupata dall’esercito nazista. Il papà di Sasha lavora come panettiere, ma è stato il leggendario portiere della Dinamo Kiev, la squadra della città oramai disgregatasi per volere del Reich. In città in molti hanno dovuto abbandonare il proprio mestiere e adattarsi al nuovo governo se non vogliono essere considerati cospiratori e rischiare la vita. Per affermare la loro supremazia e aumentare il terrore tra la gente, i nazisti decidono di far disputare una partita di calcio tra la loro squadra militare e una formazione ucraina. Con l’occasione vengono richiamate le vecchie glorie della Dinamo, un undici fortissimo, la Start, con cui i tedeschi non possono proprio competere. È il 9 agosto 1942 e si gioca la partita della morte, un episodio realmente accaduto ma ancora non del tutto chiaro che ha ispirato letteratura e cinema (chi non ricorda Fuga per la vittoria?), una partita nella quale la Dinamo sconfigge la squadra del Reich nonostante le minacce, pur essendo consapevole delle conseguenze.

Sasha vive in una Kiev devastata dalla guerra in cui una partita può trasformarsi in morte, eppure insegue ostinatamente il suo sogno, sebbene il calcio non si addica alle ragazze (come la danza per il suo amico Maxsym). Nello sport è racchiuso il riscatto di Sasha, la voglia di crescere e di fuggire al dolore: per questo la Start doveva vincere e perdere significava arrendersi a un futuro già deciso. In piedi nella neve è un romanzo davvero per tutti: anche gli adulti possono trovarvi un racconto che sa di libertà e determinazione in uno dei momenti più duri della storia mondiale.