SGARRUPATE FAMIGLIE AMERICANE AL #SUNDAYBOOKS

avatarsbertagna

di @Sabine Bertagna

”Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.” Tolstoj in Anna Karenina docet. Di famiglie sgarrupate è piena zeppa la letteratura non solo classica, ma anche moderna. I romanzi non fanno altro che ingrandire imperfezioni che solitamente conosciamo bene. Ne frugano l’origine, la rivoltano come un calzino spaiato (sui calzini spaiati qualcuno prima o poi dovrà scrivere un’opera in volumi) e ce la spiattellano per quello che è. Una faticosa ricerca di equilibri sottili, un viaggio verso una felicità che spesso diventa un’oasi impossibile da trovare. Non è detto che in tutto questo cercare non ci si diverta. Ecco perché abbiamo scelto per il #Sundaybooks di questa settimana tre libri molto diversi fra loro, che con codici differenti fotografano tre famiglie alle prese con diversi gradi di infelicità. La felicità, a quanto pare, è roba noiosa e non interessa più di tanto gli scrittori…

9788875217082_0_0_1436_801) Kerry Hudson, “Tutti gli uomini di mia madre”, Minimum Fax, traduzione di Federica Aceto

Mi sono innamorata dei toni scanzonati (a volte fintamente scanzonati) di questo libro fin dalle primissime righe. Una famiglia irlandese fatta prevalentemente di donne che mandano avanti la baracca e di uomini che fuggono dai propri doveri. Quasi fossero un inutile corollario. Nascere in un contesto così senza un briciolo di autoironia significa essere spacciati. Ma questo romanzo, in fondo tenerissimo, ne ha tanta di ironia e forse grazie a quella i suoi personaggi, magnificamente tratteggiati, sopravvive. Essere madre è già di base un mestiere profondamente complicato, esserlo in balia di una vita sentimentale sconnessa e con l’incubo di arrivare a fine mese lo è ancora di più. Un libro travolgente, con un messaggio di speranza finale: dagli errori (delle proprie madri) si può imparare. Irresistibile.
 

una-famiglia-quasi-perfetta_7314_x10002) Jane Shemilt, “Una famiglia quasi perfetta”, Newton & Compton , traduzione di D. Di Falco

Questo romanzo sul filo della tensione è un thriller angosciante. Alla voce angoscia si dispiega uno degli incubi più atroci per una madre: la scomparsa di una figlia. E’ un thriller scritto bene, che spoglia chirurgicamente una famiglia del suo apparente vestito perfetto. Un capo alla volta. E ciò che rimane è inaspettato, quasi inatteso. E’ un romanzo che mette al centro di una importante riflessione anche il ruolo delle madri moderne, chiamate ad essere ineccepibili in ogni ambito: con i figli, con il partner, al lavoro. Forse proprio per questo ruolo così controverso la protagonista è divorata dai sensi di colpa. Davvero sua figlia era diventata una sconosciuta per lei? Struggente.

 

 

 

cover3) Sarah Tylor, “Tutto il nostro sangue”, Minimum Fax, traduzione di Nicola Manuppelli  (ricordate la sua intervista per ChoozeIT? )

A fare da sfondo al racconto di famiglie disastrate, impegnate nella disperata lotta per la sopravvivenza su alcune isole dell’arcipelago della Virginia, c’è la violenza. Molta violenza. C’è violenza nei rapporti umani, nel quotidiano bisogno di difendersi, nel cercare di condurre una vita che sia il più possibile vicina alla normalità. Ma c’è anche amore, come per esempio quello tra le due sorelle che devono sopperire alla fuga della madre e all’assenza del padre. Un senso di precarietà accompagna le vite di questo romanzo, che una volta abbracciato il lettore nell’intreccio narrativo in bilico tra passato e futuro, non serra più la presa. Profondo.