#XmasBooks – BUONE FESTE, TANTI LIBRI A TUTTI!

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Ogni anno che giunge alla fine porta con sé le inevitabili classifiche e tutti i possibili “meglio di”. Noi siamo troppo prese ad entusiasmarci ogni volta che andiamo in libreria, per star lì a fare la top ten solo una volta all’anno, ecco perché ogni domenica siamo qui coi la trinità dei #Sundaybooks. Ma dato che è Natale e quando si può, ci si scambia dei regali, perché non approfittare per esagerare coi consigli?! Ecco i libri che quelle dei #SundayBooks vorrebbero trovare sotto l’albero se non li avessero già letti per poterveli suggerire.

E TANTI AUGURI A TUTTI!!!

paola rinaldiI CONSIGLI DI @PAOLA RINALDI 

Spesso si sfruttano le vacanze di Natale per andare a fare qualche viaggio: certo, Natale con i tuoi, ma mica necessariamente ancorati al tavolo tondo del tinello di casa di nonna… Così ho pensato a tre romanzi che  assicurassero a ciascuno di poter trascorrere del tempo altrove, nello spazio e nel tempo. E si sa che i libri sono il modo più economico e sicuro per viaggiare, senza nemmeno preoccuparsi di arrivare in tempo per il check-in o di fare le vaccinazioni!

Clemens Meyer, ERAVAMO DEI GRANDISSIMI, Keller, trad. R. Gado e R. Cravero

Di questo romanzo hanno scritto tanti, tanto e tutti bene, se fate un giro sulla pagina FB dell’editore, Keller, troverete altro ancora: critiche e recensioni e interviste, un’attenzione che è pienamente meritata. E allora perché mi ci metto anch’io?! Perché questo è un romanzo che bisogna leggere e regalare (i più bravi riescono a leggerlo perché se lo fanno regalare!), perché è un romanzo che racconta un’epoca intera (quattro amici adolescenti, Lipsia che è ancora Germania Est, fine Anni Ottanta e quindi il crollo del Muro con le immediate conseguenze) e insieme un momento unico dell’esistenza di ciascuno, che è il passaggio all’età adulta, quando ancora si vive per gli amici e per poco altro. Il titolo originale ha a che fare coi sogni, ma questo italiano è ancora più suggestivo: perché non solo Daniel, Mark, Paul e Rico, le cui gesta sono narrate dalla voce di Daniel, sono tipi tosti, grandi appunto, che si divertono come pazzi, tra legalità e illegalità, in una terra che sembra il Far West, con le sue drammatiche contraddizioni e un paesaggio che sembra presagire il cambiameto; ma perché, a ben vedere, sono anche degli Dei: come ogni adolescente, si credono invincibili e onnipotenti e senza limiti. Solo gli adulti, infatti, devono fare i conti con le sconfitte e con i confini, e da questa prospettiva del dopo, Daniel ricorda quando lui e i suoi amici non avevano ancora ricordi ma solo sogni. Meyer è pur lui un grandissimo, lo capite dalle prime cinque righe del romanzo, e ne sarete ancora più convinti quando leggerete o meglio vi lascerete passare davanti agli occhi i fotogrammi che compongono questo film di carta proiettato sulle rovine del Muro (in realtà lo è, un film, davvero), prendete “Palast Theater” o “Eastside story”,  ad esempio, la cui dimensione onirica è ancora più sorprendente che in altre parti del romanzo. Grandissimi anche i traduttori, Roberta Gado e Riccardo Cravero, perché rendere giustizia all’originale deve essere stata impresa titanica.

Megan Bradbury, TUTTI STANNO A GUARDARE, Neri Pozza, trad. L. Prandino

I capitoli brevi, i paragrafi di simile lunghezza, la medesima struttura delle frasi, la stratificazione di esperienze, le allusioni ripetute alla luce, agli specchi e i cambi di prospettiva richiamano alla mente i grattacieli scintillanti tra i quali è si svolge la vicenda. Infatti, il soggetto principale è New York, così come la sua materia è costituita dalle storie di quattro celebri newyorkesi: il fotografo Robert Mapplethorpe, gli scrittori Walt Whitman e Edmund White, e l’urbanista Robert Moses. Non sono delle celebs scelte a caso da Bradbury, questi sono dei visionari, uomini le cui menti gareggiano con le immagini: quelle del futuro, del passato, della nascita di New York, dei propri morti. Tre di loro sono gay o bisessuali e il loro rapporto con la città è altamente erotico. Il libro si apre con l’immagine di Mapplethorpe che taglia le immagini di parti del corpo umano per fare un collage, e si tratta in effetti di un filo rosso, quello della composizione di pezzi  – pezzi di corpi, pezzi di edifici, pezzi di scrittura – che cuce insieme l’intero libro. Seguiamo White (l’unico dei quattro che è ancora vivo) in visita a New York nel 2013. Saltando all’indietro nel 1891, ci uniamo a Whitman mentre viaggia in treno verso New York con il suo amico e biografo Richard Bucke. Moses è l’eccezione. Mentre gli altri tre hanno un legame dolcemente sensuale con la città, Moses le dà forma brutalmente: descritto a volte come “capomastro” della città, Moses ha ideato autostrade, parchi ed edifici che hanno definito la New York nel XX secolo, nonostante ci siano anche forti critiche sul suo operato. Però torniamo a noi: la scrittura di Bradbury è bella, insolita, inebriante e coraggiosa, su questo niente obiezioni!

Gunnar Gunnarson, II PASTORE D’ISLANDA, Iperborea, trad. M. V. D’Avino

Uno nasce, fa delle cose e poi muore: ecco l’Uomo in sintesi. Questo per dire che in fondo si parla sempre delle stesse cose, ma a fare la differenza sono le parole con cui si raccontano (e ringraziamo quelle italiane scelte e combinate per noi che ignoriamo il danese dalla brava Maria Valeria D’Avino), e le parole di Gunnarsson ci accompagnano assai più a lungo del periodo del titolo originale, Avvento. Il viaggio che intraprendono i tre compari la vigilia di Natale è il viaggio della nostra vita intera: Benedikt, Roccia e Leò ogni anno, il 24 dicembre, partono per recuperare le pecore che si sono smarrite nei boschi nei mesi precedenti. Ah già: i tre compari sono un gruppo curioso, perché Roccia è un montone, Leò è un cane e l’unico bipede parlante è Bendikt, ma davvero ci si scorda che gli altri due sono animali, talmente forte è il legame che li unisce e tanto determinato è il carattere di ciascuno. Come ogni volta che si parte, è importante arrivare alla meta, eppure, che bello divertirsi sulla strada, scambiarsi i ricordi durante il viaggio? Con una lingua che è poesia e in cui ogni parola lascia una traccia nell’animo come i piedi di Benedikt sulla neve, Gunnarson racconta di un viaggio che è benedizione per il viandante e per coloro che lo vedono arrivare (ecco perché “avvento”), che è esigenza di responsabilità nei confronti di chi sta da qualche parte in attesa, un viaggio che si compie all’insegna della compassione e dell’amore, perché la vita è un servizio sostenuto dall’attesa e dalla speranza. E se a volte ci sentiamo vecchi e inutili, per fortuna ci sono altri che ci sentono diversi e che ci vengono a cercare come noi abbiamo cercato loro o solo perché gli manca la nostra attenzione o hanno voglia di prendersi cura di noi. Non siamo soli, anche se siamo di passaggio, nel nostro viaggio. Auguri!!!

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avatarsbertagnaI CONSIGLI DI @SABINE BERTAGNA

A Natale non deve MAI mancare un libro di racconti. I racconti sono fondamentali, ti danno il tempo di respirare tra una vita e l’altra per poi assorbirti in maniera totale, definitiva. Per gli amanti della letteratura americana (ma non solo per loro) invece ecco un saggio che vi spingerà a fare incetta di altri libri. Come una scatola di cioccolatini dalla quale non riuscite più ad allontanarvi. E poi una storia crudele, ma onesta e che va dritta al cuore. Non dovremmo dimenticarci mai di chi lo apre per raccontare il suo dolore. A maggior ragione a Natale.

Kyle Minor, Mentre cado, ricordati di me, Baldini & Castoldi, traduzione di S. Bourlot

«Quando passa così tanto tempo e te ne stai zitta, mi chiedo a cosa stai pensando.» Già, a cosa stanno pensando i personaggi dei racconti di Minor? A mille cose. Al caso, alla vita, al tormento. Pregano, si innamorano, hanno paura. La voce narrante ha un tono a tratti surreale e stridulo, appesantita da interrogativi che non ricevono (quasi) mai risposta. Il punto è dove incominciare. Ce lo spiega l’autore in una nota molto perentoria, che introduce l’opera: “I racconti andrebbero letti in ordine. Questo è un libro, non solo una raccolta. NON SALTATE AVANTI E INDIETRO”. E come dargli torto? Spiazzante.

Luca Briasco, Americana, Minimum Fax

Questo è un libro prezioso. Perché se deciderete di regalarlo (o regalarvelo) sarà un po’ come se la persona amata scartasse una valigia zeppa di libri. Sono infatti 40 i titoli recensiti in questo pazzesco viaggio nella letteratura americana post moderna. E’ l’America contemporanea, ma ci siamo anche noi nelle paure (ri)modellate dalla fisionomia dei nostri tempi. Ci sono i maestri del minimalismo (Carver e Cheever, per esempio), ci sono autori che hanno scritto romanzi quasi perfetti, che contengono – come un magico serbatoio – più generi, che sfuggono alle definizioni (Ellroy, Stephen King). E poi l’avanguardia, che sceglie un linguaggio spesso fulminante e che è capace di produrre classici moderni alla velocità della luce (Jennifer Egan). La guida perfetta alle vostre prossime letture. Imprescindibile.

Harry Parker, Anatomia di un soldato, Big Sur,  traduzione di M.Testa

Scrivere per sopravvivere ad un dolore per poi riuscire a guardarlo in faccia. E’ anche questo il libro di Harry Parker, che a 26 anni ha perso entrambe le gambe saltando in aria su una mina in Afghanistan. E come si fa a raccontare una guerra che ti ha portato via così tanto? Il Parker soldato lascia spazio al Parker scrittore ed ecco che nel libro si susseguono tante voci narranti. Le voci che appartengono agli oggetti che circondano il protagonista del libro in quel putiferio chiamato guerra. A parlare è una sega elettrica, l’elmetto del soldato, una lettera, la medaglia d’onore. Una spersonalizzazione che dona alla scrittura di Parker una lucidità chirurgica e che non si sofferma solo sulle privazioni del protagonista (e sue, anche se il romanzo è solo in parte autobiografico), ma che riesce a raccontare le miserie che la guerra porta nelle vite di tutti. Nessuno escluso. Testimonianza

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martina paganoI CONSIGLI DI @MARTINA PAGANO

Voi non ci crederete, ma la nostra Martina è ostaggio di un essere alieno che le impedisce di essere presente in prima persona in questo post natalizio. Ebbene sì: Martina ha l’influenza, ed è un’influenza di quelle che, ci ha scritto affranta, “neppure da bambina sono stata così male”! Eppure, la nostra eroica amica e collaboratrice ci ha fatto arrivare i suoi tre libri, anche se non è riuscita a raccontarci perché le sono piaciuti così tanto, ma possiamo intuirlo e soprattutto ci fidiamo anche così.

Mimmo Sammartino, Il paese dei segreti addii, Hacca Edizioni

“Un rivolo scarlatto come sangue sporcò la neve, che pareva un’offesa. E tutti pensarono che fosse accaduto qualcosa di irreparabile”. Comincia con un mistero di neve il Natale di Pietrafiorita. Sullo sfondo, un borgo d’Appennino che si spopola. Il paese dei segreti addii si fa guscio vuoto nel suo tempo lento e inesorabile” – dalla presentazione dell’Editore

Cristina Henríquez, Anche noi l’America, NN Editore, trad. Roberto Serrai

“Anche noi l’America è un romanzo di speranze e sogni, di possibilità e desideri, e racconta con dolcezza della ricerca personale e collettiva di un luogo, un tempo, e soprattutto di una voce. Questo libro è per chi è andato via di casa troppo presto o troppo tardi, per chi adora rimanere seduto per ore con i piedi nella sabbia, per chi vorrebbe in regalo da Juno una montagna di tic tac all’arancia, per chi appunta i sogni sul quaderno e per chi è partito alla ricerca di quella parte di sé che si trova sempre altrove” – dalla presentazione dell’Editore

Viet Thanh Nguyen, IL SIMPATIZZANTE, Neri Pozza, trad. Luca Briasco

“Romanzo che offre il ritratto impareggiabile di un «uomo con due menti diverse», di un «rivoluzionario» che dinanzi al terribile esito dei suoi ideali non cessa per questo di «scrutare l’oscurità con pensieri scandalosi, speranze eccessive e sogni proibiti» (il protagonista è un vietnamita trasferitosi in America dopo la caduta di Saigon, un doppiogiochista al servizio del regime comunista), Il simpatizzante ha riscosso, al suo apparire negli Stati Uniti, l’entusiasmo di critica e pubblico, vincendo il Premio Pulitzer 2016 per la narrativa e figurando come «libro dell’anno» sul New York Times e i maggiori organi di stampa internazionali” – dal sito dell’Editore

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