SE IL COFANETTO È UNA BENEDIZIONE #SundayBooks

martina paganodi @Martina Pagano

Lo sapete, io mi trasformo in una vera groupie quando si tratta di Kent Haruf!

Così mi sono incatenata alla C di CHOOZEit fino a quando non mi hanno concesso di ripubblicare il mio post su Haruf in occasione dell’attesa pubblicazione del cofanetto della Trilogia della pianura giovedì scorso. il titolo si focalizza sulla città in cui ha luogo l’’azione, e così ecco la TRILOGIA DI HOLT

FOTO FB CON COFANETTO

non è solo una confezione compatta dei tre volumi di cui vi ho già raccontato (traduzione di  Fabio Cremonesi), ma vuole essere anche uno strumento per costruire o completare un “precorso di lettura” vero e proprio, per offrire una Kent-Haruf-experience, per così dire, e infatti contiene una nota di Cathy Haruf, moglie di Kent, e ad aiutarci ad immaginare la città di Holt c’è Franco Matticchio con la mappa della contea ricostruita da Marco Denti

FOTO FB NN CON NOTA SUL TACCUINO

 

Almeno, avrete qualcosa da rileggere per ingannare l’attesa del nuovo romanzo di Kent Haruf, Le nostre anime di notte  che NN manderà in libreria il 9 febbraio 2017

Dato che NN fa sempre le cose per bene, abbiamo rubato le foto dalla pagina Facebook dell’editore  (e se ancora non li seguite, correte a mettere il “mi piace”!)

Dunque, via con l’amarcord!

HARUF-nel-suo-capanno-degli-attrezzi-p-er-scrivere

Questa settimana ce l’ho fatta: sono stata in casa editrice da NN! La nostra Paola Rinaldi lo sa bene perché ogni volta le faccio una testa tanta con questa storia che NN fa dei libri bellissimi, che, ancora prima di aprire le mail, sa già cosa le scriverò.
Capirete il mio entusiasmo quando lunedì sono stata da loro a conoscere Crepuscolo, la terza parte della Trilogia della pianura dello scrittore americano scomparso nel 2014, Kent Haruf: il primo romanzo è Benedizione e il secondo si intitola Canto della pianura, pubblicati da NN nel 2015, che ci  portano a Holt, una cittadina nel Colorado dei cui abitanti scopriremo molto. “L’autore ha il dono di saper mettere in luce quel poco o tanto di buono che c’è in ognuno dei personaggi non per moralismo o spirito religioso, ma per una sorta di fiducia razionale nel genere umano… Il tutto è trattato con una profondità, un’umanità e un pudore fuori dal comune.”, si legge sul sito di NN. E non esagerano.

Le domande per Fabio sono tante, ma sembrano tutte avere a che fare con la stessa curiosità: perché Kent Haruf piace così tanto? Il successo italiano si è rivelato inaspettato per uno scrittore che negli Stati Uniti, pur riuscendo a guadagnarsi il proprio spazio, non ha mai goduto dell’acclamazione di un Philip Roth: «Haruf non è uno scrittore che ci si può limitare a inserire in catalogo e dimenticarsene. Chi lo pubblica deve sapersene occupare, lo devo coccolare!».
NN deve averlo coccolato per bene perché in poco più di un anno i primi due libri della Trilogia della pianura hanno venduto 20 mila copie: «è uno scrittore che piace a tutti, grandi e adolescenti, e dopo il lavoro sui suoi romanzi posso dire ciò che ‘spacca’ di Kent Haruf è la sua assenza di cinismo. Siamo abituati a un mondo in cui ci si serve continuamente dell’ironia per commentare la realtà, i giovani lo sanno bene. Al contrario, in lui non c’è mai distacco, il suo sguardo non giudica riuscendo a parlare di tematiche disturbanti come la malattia, l’abbandono, l’omosessualità con una grazia innata, senza che la sua prosa diventi irruenta»
Fabio prosegue con il racconto di quest’ultimo anno e mezzo in compagnia di Haruf, non nascondendo la commozione provata prima di consegnare all’editore Crepuscolo«I testi della trilogia sono molto diversi tra di loro, ad esempio in Benedizione, senza fare statistiche, ho stabilito che il repertorio di parole utilizzate viaggi intorno alle 500. In Canto della pianura, invece, è evidente l’impiego di termini molto precisi, di un lessico volutamente esatto e calibrato, specie per quanto riguarda i termini zoologici». A questo proposito vi ricordo che l’ordine di uscita scelto da NN è differente da quello pensato da Haruf che inizia con Canto della PianuraCrepuscolo e si chiude Benedizione.
Continua il traduttore: «ritornano le ‘ossessioni’ di Haruf come l’evocazione della luce che è sempre ben costruita, quasi architettonica, ma anche lo sguardo attento sulla gestualità dei personaggi o la capacità di descrivere dettagli. Il minimalismo di Haruf è stato talvolta associato a quello di Hemingway, personalmente in lui rivedo più Steinbeck, l’ultimo DeLillo e molti spunti dal cinema»
Il mestiere solitario e impostato del traduttore sembra affine alle abitudini di Kent Haruf, come ricorda Fabio, citando un’intervista rilasciata dalla moglie di Haruf, in cui lo descrive già malato, eppure chiuso in un capanno degli attrezzi trasformato in studio mentre scrive bendato per non farsi distrarre: «trovo questa immagine molto sincera, lontana dagli stereotipi dell’artista in preda a stranezze. Haruf concepisce la scrittura come un lavoro, un impegno quotidiano a cui dedicarsi e lo stesso si ravvisa nei suoi romanzi in cui tutti indistintamente lavorano sodo, si fanno il mazzo direi!

Iniziate a leggere Kent Haruf scegliendo l’ordine che preferite, vedrete che vi innamorerete della dolcezza di un uomo che non si vergogna di mostrare la propria vulnerabilità davanti alla svolte della vita e di un romanziere che sa raccontare un’umanità di pienezza sfiorandola appena.