K DI GIALLO  #SundayBooks

paola rinaldidi @Paola Rinaldi

Mi diverte sempre molto constatare come gli stereotipi abbiano ancora grande presa su tutti noi. E come ciascuno pensi di essere depositario esclusivo di tratti, consuetudini, caratteristiche: quando stavo a Zurigo, preparai la polenta come se fosse il piatto tipico della mia infanzia soltanto, per scoprire che tutti gli ospiti dello Studenteheim, che venivano da mezza Europa, avevano tra i loro piatti tipici una cosa simile (sarà che tutti abbiamo la nostra parte di povertà, in Europa).

Lo stesso è successo quando ho preso in mano i gialli tutti e solo tedeschi pubblicati da Emons in Italia. Sì, lo so, Emons la conoscete perché non lascia scuse nemmeno ai piazzisti per non avere a che fare coi bei libri, perché è anche la casa editrice degli audiolibri (quindi anche se passate la vostra vita al volante, per esempio, potete ascoltarvi un bravo attor e che vi presta gli occhi e legge per voi classici ma anche best seller del momento), un fenomeno ancora poco sviluppato qui da noi ma di grande volume invece all’estero. Ma Emons, da qualche anno, ha deciso di dedicarsi anche alla carta, ha scelto il colore giallo (o nero), e ci ha permesso di scoprire che non c’è poi tanta differenza tra i gusti omicidi degli italiani e dei tedeschi: noi c’è il morbido ‘giallo, oltralpe il più duro ‘Krimi’. Se da noi è cosa recente il successo di investigatori che sono profondamente legati al loro territorio (d’origine e/o di lavoro), per cui Montalbano, Schiavone, i vecchietti del Bar Lumen, per esempio, sono usciti dai libri per approdare sullo schermo, in Germania c’è da decenni una serie che riflette questo nostro stesso entusiasmo: Tatort, cioè scena del crimine, che ha squadre diverse a seconda delle città in cui avviene il crimine, e i commissari di ciascuna località hanno schiere di fans. Così, c’è Tatort Münster ( di gran lunga il mio preferito!), ma anche Amburgo, Berlino, Colonia, Monaco, Friburgo, la Foresta Nera o Wiesbaden… insomma, una ventina sono le città in cui si indaga sui morti ammazzati con una certa ironia e soprattutto con accenti e abitudini diverse. Il giallo, il Krimi appunto, diventa uno strumento per conoscere il Paese spesso partendo dalle sue periferie, dal quotidiano senza glamour (Ludwigshafen, non me ne vogliano i suoi abitanti, non è esattamente tra le top ten delle mete per la vacanza ideale…). Così è venuto in mente ad Emons di portare queste realtà anche da noi, traducendo romanzi gialli che a volte sono scritti proprio dagli sceneggiatori di Tatort, altre volte invece escono da penne di scrittori  tout court, tutti molto apprezzati dai lettori di lingua tedesca.

anisudencove1) Friedrich Ani, Süden – Il caso dell’oste scomparso, Emons, trad. E. Benghi

Ani è sicuramente uno dei migliori scrittori di gialli in lingua tedesca in circolazione. Emons regalò ai librai il primo romanzo dell’ex poliziotto Tabor Süden, Monaco di Baviera, ed è di questo che vi racconto (così poi potrete proseguire da soli e arrivare a quello appena uscito, M come mia). In questo primo caso veniamo a conoscenza di alcuni dei fantasmi del passato di Süden e capiamo al volo che a Süden piace più tacere (e ascoltare) che parlare, quasi il silenzio fosse una precisa tecnica investigativa. Da due anni è scomparso un oste, Raimund Zacherl, uscito un momento e mai più tornato. La moglie Ilona si rivolge con speranza a Süden, mentre il ristorante, e  pure lei, va lentamente a rotoli. Süden scopre che l’oste aveva un po’ perso il suo smalto coi clienti negli ultimi tempi, e con ostinazione riesce a seguire il viaggio di Zacherl, che pare avesse deciso unilateralmente di cambiare vita. Certo, c’è di mezzo anche una donna, la giovane cameriera Carla, che arriva dal profondo nord, dall’isola di Sylt. E ci sono tanti boccali di birra e un po’ meno pietanze solide. Ma soprattutto ci sono le vite di tanti uomini e donne: la coppia di anziano che hanno perso la figlia in un incidente, la padrona del ristorante che ancora porta il lutto, la donna che dimentica il proprio figlio per le sue tante disordinate avventure sessuali, i senza tetto che trascinano la loro esistenza in stazione… Tutti essere umani malinconici e silenziosi che si aprono a Süden, in ascolto, anche lui non del tutto normale in fondo. E poi ci sono i genitori di Carla e anche quelli di Süden, perché alla fine si diventano dei bravi segugi soprattutto se stiamo cercando quello che manca a noi. E se alla fine Süden risolverà il suo caso, rimane a noi la domanda su questa malinconia, che è forse il prezzo che dobbiamo tutti pagare per trovare il nostro posto nel mondo. Con un linguaggio preciso eppure poetico, Ani intesse una vicenda dai tanti rimandi e zeppa di collegamenti brillantemente risolti, senza che la tristezza intacchi il ritmo della narrazione, e con la giusta dose di umorismo che serve per non farci spaventare quando realizziamo che tra coloro che conducono una vita al margine della società, della ‘normalità’, ci siamo anche noi.

hellmannsiafattalatuavolontacove2) Alfred Hellmann , SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ, Emons, trad. A. De Carolis

Trovarsi al posto giusto al momento giusto è una gran bella cosa. Di solito. Ma per Julian von Thelen, direttore di un albergo a cinque stelle a Berlino, è una catastrofe. Una bella mattina come tante, Julia sta facendo jogging e passa vicino al Duomo Francese, nella piazza deserta a quell’ora, propri mentre qualcuno commette un omicidio, di cui Julian diventa involontario testimone. Da quel momento in poi, a Julian va tutto per il verso sbagliato. Arrivato nella capitale da Colonia, ha fatto carriera senza mai un cedimento emotivo, ma ora non è solo su punto di perdere il suo aplombe, qui rischia di perdere pure la ragione! Con orrore e ansia, Julian osserva se stesso cambiare (in peggio): il cadavere dell’uomo che ha visto uccidere non viene mai trovato dalla polizia, che non riceve nemmeno segnalazioni di scomparse. E una sera, dopo la solita pausa rigenerativa al centro benessere, si accascia sulla soglia del suo appartamento superluxus  in uno stato di veglia, incapace di muoversi ma in grado di cogliere delle voci intorno a sé. Insicuro delle proprie sensazioni, Julian, che non ha molti amici a cui aggrapparsi, scivola velocemente in una vita caotica e psichedelica. Quando, pochi giorni più tardi, la polizia scopre il cadavere di una prostituta di alto bordo, e pensa di aver trovato in quell’uomo un po’ fuori di testa l’assassino, Julian si sente perduto ed entra, disperato, in una chiesa cattolica. Da quel momento, la tragedia dell’ateo Julian sembra poter cambiare senso di marcia. Se un’organizzazione di medicinali contraffatti, coinvolta in tutta questa vicenda dall’inizio, glielo permetterà, ben inteso!

spiccioliperillatt3) Klüpfel & Kobr, SPICCIOLI PER IL LATTE, Emons, trad. A. Carbone

E chiudiamo in allegria, però! Su le mani tutti quelli che conoscono Altusried… Uhm… E’ il piccolo paese dell’Algovia in cui è nato il Commissario Kluftinger, e tra l’uomo e il paese c’è una simbiosi perfetta. Kluftinger – che, come il Tenente Colombo, non ha un nome ma solo un cognome.. oltre a imbarazzanti soprannomi appioppatigli dalla sua amata consorte –, ha 56 anni ed è l’archetipo del perfetto conservatore algoviano (sempre che si dica così!): evita di usare parole che non discendano direttamente dalla lingua di Wotan, suona la grancassa nella banda del paese, è oculato risparmiatore… e il lunedì non possono mancare gli spätzle al formaggio cucinate dalle manine d’oro della moglie Erika. Solo che stavolta non se li può gustare come vorrebbe, perché gli arriva la notizia del ritrovamento di un cadavere, che lo richiama al suo dovere: Philip Wachter, il chimico alimentare del caseificio della zona è stato strangolato in casa sua, e davvero la polizia non sembra avere uno straccio di indizio da cui partire, perché l’uomo era benvoluto da tutti, anzi, soprattutto da tutte! Kluftinger inizia così a scavare nel passato dell’uomo, e scavare è il verbo giusto, visto che una delle scene più divertenti (quanto fallimentari) è un inseguimento al cimitero, quando la governante riconosce l’uomo con cui il giorno prima la vittima aveva avuto un violento diverbio. Ma c’è anche il mistero della scomparsa, dall’album dei ricordi di Wachter, della foto dell’amico di un tempo Lutzenberg. Per non parlare del fatto che Wachter aveva lasciato il suo precedente posto di lavoro all’improvviso e di corsa. Che ci sia qualche frode nascosta su retro della cartolina idilliaca del piccolo paese dell’Algovia?! Avrete già capito che, in questo giallo, si ride parecchio e proprio nella comicità così legata alle abitudini locali sta la bellezza del romanzo, che rimane però innanzitutto un giallo da risolvere. Nell’equilibrio tra tensione e umorismo sta il successo di questa coppia di autori, e se anche non capite una parola di tedesco, fatevi un giro sulla pagina web del commissario e date un occhio alle slide dei luoghi in cui si svolge la vicenda: l’ironia a volte è nascosta tra le mucche!