#SundayBooks matti da legare

martina paganodi Martina Pagano

Nel mio ultimo #SundayBooks raccontavo di integrazione e razzismo, di come ancora oggi ci troviamo di fronte a questioni irrisolte, alla paura di chi consideriamo altro da noi, malgrado il tempo per colmare certi pregiudizi non ci sia affatto mancato.
Oggi voglio parlare di un’altra forma di diversità che genera ugualmente diffidenza, complice la mancata informazione, per cui certi comportamenti vanno tutti sotto la facile definizione di pazzo.

Le malattie mentali, in realtà, rappresentano un campo molto vasto che condiziona la vita di chi ne soffre, ma molto spesso spaventano le famiglie facendo sentire frustrati e impotenti di fronte a un disagio non fisico e per questo difficile da comprendere.
Vi ricordate il successo di qualche anno fa di Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas pubblicato da Marcos y Marcos? Un’avventura in moto per gli Stati Uniti è diventata un libro amatissimo dai lettori in cui conoscere Andrea e la parola autismo.
Per questo #SundayBooks ho scelto tre libri che affrontano l’argomento, sia dal punto di vista di chi ne è colpito, che dalla prospettiva di chi sta accanto a una persona malata.
Buona lettura!

mio fratello rincorreGiacomo Mazzariol, Mio fratello rincorre i dinosauri, Einaudi

Giacomo ha solo diciannove anni e nel suo primo romanzo ha raccontato, come si legge nel sottotitolo, la storia sua e di Giovanni che ha un cromosoma in più.
Giovanni è il fratello minore, un fratellino speciale come gli avevano promesso i genitori prima che nascesse, e che per lui doveva avere davvero qualcosa di unico. Niente di tutto questo, Giovanni ha la Sindrome di Down.
L’idea del libro è nata dopo un video che Giacomo ha pubblicato sul suo canale Youtube e che simula un colloquio di lavoro in cui Giovanni si presenta come improbabile candidato. Le immagini della clip arrivano fino alle pagine del libro. La consapevolezza di oggi permette a Giacomo di raccontare del suo rapporto con il fratello e di come siano serviti anni per accettare che non sarebbe mai stato come lo immaginava: un compagno che durante il gioco prende iniziative non calcolate, che non ha mai la risposta che cerchi e che a tutti i costi doveva essere come te.
Presto il ritratto divertente di Giovanni e le confessioni di Giacomo diventeranno anche un film.

l'intelligenza èPaolo Bianchi, L’intelligenza è un disturbo mentale, Cairo

Cosa sia la depressione resta un vuoto per chi non ne ha mai sofferto. È impossibile immaginare la perdita di valore che tutto assume se si guarda da fuori. La malattia di Paolo Bianchi, giornalista e traduttore, inizia in questo modo, con un profondo senso d’angoscia, uno stato d’ansia perenne e le notti puntualmente insonni. Così per trent’anni. Di mezzo la psicoanalisi, i farmaci che fanno dormire, placano le crisi per poco, ma non risolvono nulla. Fino al momento in cui Paolo scopre che il disagio di una vita era dovuto alla sindrome bipolare di cui non sapeva soffrire quando l’ennesimo medico riconosce la motivazione ai suoi sbalzi d’umore repentini, dall’euforia allo sconforto totale.
Paolo Bianchi si apre ai lettori confessando il dolore provato senza una vera ragione: stai male senza sapere perché, condizionando le relazioni con gli altri e il lavoro. Nel suo libro tira fuori tutto, la frustrazione, la rabbia e quell’isolamento quasi forzato, non veramente voluto, ma inevitabile quando la malattia abbatte. Perché il bipolarismo non è la depressione (qui vi segnalo un libro dello psichiatra Eugenio Borgna sull’argomento partendo dall’esperienza di Simone Weil) e ciascuna condizione va trattata diversamente con metodi e farmaci specifici.
Questo libro non idealizza la malattia, al contrario la mostra per quello che e cioè qualcosa che non deve capitare, che non lascia nulla se non tanta solitudine spazzata via, finalmente, da una bellissima rinascita.

still aliceLisa Genova, Still Alice, Piemme, trad. di Laura Prandino

Qualcuno di voi avrà visto il film che valse l’Oscar come miglior attrice a Julianne Moore nel 2015. Still Alice è tratto dal romanzo omonimo di Lisa Genova, una neuroscienziata che ha dedicato le sue ricerche allo studio del deterioramento cognitivo, che ha come su espressione più tristemente conosciuta la Malattia di Alzheimer. Dapprima autopubblicato dall’autrice è diventato un bestseller con la casa editrice Simon and Schuster.
La realtà di Alice Howland è differente da quella che ci possiamo immaginare perché la donna, oltre a essere una linguista dell’università di Harvard, ha solo cinquant’anni, un’età troppo precoce per una malattia del genere. Quello che forse non si sa è che l’Alzheimer può esordire molto presto, sebbene i casi presenili siano una minoranza.
Anche in questo romanzo chi sta vicino ad Alice sembra non accettare il suo stato: il marito e i figli la esortano a ricordare sebbene la malattia sia degenerativa e, dunque, destinata a far svanire sempre di più la l’immagine di sé e degli altri.
Ammetto che leggere Still Alice sia stato particolarmente toccante, dal verdetto senza speranze dei medici ai cambiamenti della donna che in un primo momento cerca di convivere con l’Alzheimer, limitandosi negli impegni universitari, nei convegni in giro per il mondo, nella routine quotidiana. Tuttavia Alice non riesce più a concretizzare i pensieri, sa cosa dire o fare, ma il suo cervello non è in grado di metterlo in pratica rendendola consapevole di quei limiti.
E in questo caso solo l’affetto può aiutarla.