[SUNDAY BOOKS]: la vera protagonista del Natale è la famiglia

avatarsbertagnadi @Sabine Bertagna

La vera protagonista del Natale (sì, quella cosa che sta per investirci tutti nel giro di un mese) è la famiglia. Navigata star che ama rubare tutte le attenzioni attirandole a sé con un magnetismo al quale è impossibile resistere. Padri, madri, figli, nonni, zie, cugini: tutti assiepati intorno all’albero di Natale, pieni di buone intenzioni. Un periodo di pace, che spesso finisce invece per elettrizzare i rapporti. Il Natale ti costringe a sdrammatizzare le tensioni, a disegnare sorrisi, a riempire i vuoti. A questo proposito, se non lo avete ancora fatto, non potete prescindere da “Le correzioni” di Jonathan Franzen. Il romanzo della Famiglia con la F maiuscola. L’orchestra perfetta di sinfonie già vissute, che ti sorprendono per le descrizioni perfette. Per quei picchi drammatici di nervosismo (tipici delle riunioni familiari più imponenti), che culminano in una risata liberatoria. In fondo, sbirciare le famiglie degli altri ci riappacifica con la nostra. Ci piace curiosare nelle vite degli altri e identificarci, ma anche esattamente il contrario. E quando avrete finito di leggere questi tre romanzi potrete tirare un sospiro di sollievo. In fondo, la vostra famiglia vi sembrerà bellissima.

cover_yates_sotto_una_buona_stella1) Richard Yates, SOTTO UNA BUONA STELLA, Minimum Fax, trad. A. Lombardi Bom

Bobby è un soldato. Non un soldato eccellente, di certo non un eroe. Uno qualunque. Un ragazzo in divisa pieno di paure e debolezze. Tremendamente umano. Ad aspettarlo a casa c’è solo sua madre, Alice. Bobby che prende una licenza per tornare da lei, ma che si sofferma a invidiare gli sguardi innamorati di coppie che si ricongiungono sul marciapiede dell’attesa. Che indugia sugli occhi che piangono per la felicità di essersi ritrovati. Che vede negli abbracci degli altri una famiglia che lui non possiede. Bobby torna a casa, si fa risucchiare dall’abbraccio spasmodico della madre, la porta fuori a cena. La ascolta parlare senza sosta. Ascolta i programmi che ha in serbo per “loro”. Richard Yates ama raccontare la famiglia in tutte le sue declinazioni. “Non c’è altro da dire”, sosteneva. Nient’altro di cui scrivere. E dopo Revolutionary Road ci regala un altro quadro malinconico. La famiglia alla quale non si può fuggire. La famiglia come trappola. Tragicamente amara.

 

image22) Dorothy Baker, “CASSANDRE AL MATRIMONIO”, Fazi, trad. S. Tummolini

Il libro è concentrato in poche ore. Pochi frangenti per ricostruire e raccontare la conseguenza di anni di conflitti repressi. Il romanzo narra di due gemelle, ognuna con la propria vita. Ma il legame è di quelli che resistono agli anni e agli affronti. Persino alle separazioni. Il legame dice che non esiste nulla al di fuori di loro. Ma sarà rimasto tutto intatto come una volta? Cassandra ritorna al ranch di famiglia (dove vive il padre da solo, perché la madre è morta di cancro) in occasione del matrimonio dell’amata/odiata sorella. Tornerà con intenzioni vendicative. Judith, intanto, non vede l’ora di sposarsi con il suo giovane medico newyorkese. Per liberarsi dal legame oppressivo con la sorella. Storie di famiglie accecate dal troppo amore. Che cercano consolazione all’esterno. Invano.

 

image33) Alberto Schiavone, NESSUNA CAREZZA, Baldini & Castoldi 

Linguaggio secco e spoglio come un albero che affronta l’inverno più duro. E’ lo stile che Schiavone sceglie per raccontare una storia dei nostri giorni. Dei nostri tempi. Il romanzo della crisi. Economica, sociale e di conseguenza anche dei sentimenti tutti. Essere una famiglia non basta. Bisogna guadagnarsi un posto di lavoro, costruirsi le sicurezze giuste, non farsele soffiare. La scontentezza per un ruolo sempre più difficilmente raggiungibile costringe le famiglie a ripiegarsi su loro stesse. A costringerle in discussioni che autoalimentano la soddisfazione in un vortice maledetto. Veronica e Mauro aspettano un figlio. Sembra tutto così difficile (il lavoro precario, i soldi, la felicità) eppure “i figli si facevano anche in tempo di guerra”. Un romanzo sui tentativi della famiglia di sopravvivere ai tempi moderni. Con una goffaggine spietata. Un romanzo che cerca carezze. Ma l’inverno è ancora lungo. Troppo.