[SUNDAY BOOKS]: Dalla Cina con furore

paola rinaldidi @Paola Rinaldi

In Cina i libri si stampavano già intorno all’anno Mille: popolo molto avanti! Poi noi abbiamo Marco Polo e il Milione, e tutti gli Oscar che Bertolucci ha portato a casa con “L’ultimo Imperatore”. Ciò non toglie che Oriente ed Occidente a volte sembrino un po’ come il sole e la luna (o viceversa) e che il confronto, che pure è l’unica strada percorribile, sia un po’ problematico. Ma, come si dice, chi ben comincia è a metà dell’opera. E noi cominciamo bene!

la_valle_delle_meraviglie1) Amy Tan, LA VALLE DELLE MERAVIGLIE, Salani, trad. G. Calza

Violet parla inglese e cinese, ma con i suoi occhi verdi e capelli castani somiglia più alla sua vivace madre di San Francisco che al padre cinese che non ha mai conosciuto. Violet si sente pienamente americana e la scoperta di un padre cinese la sconvolge tanto da osservare con diffidenza i tratti orientali nascosti nel suo volto. Siamo a Shangai nel 1905 e la mamma di Violet, Lulu, gestisce la casa di piacere più sofisticata ed elegante della regione. Violet vive un rapporto conflittuale con la madre, indaffarata donna di affari che presta più attenzione ai suoi clienti che alla figlia. E poi c’è il mistero dell’identità del padre, a cui si aggiunge il dolore di sapere di avere anche un fratello da qualche parte nel mondo. Ma tutto passa in secondo piano quando Lulu  con l’inganno viene imbarcata per l’America senza Violet, quattordicenne,  è rapita dalla mafia cinese e venduta come cortigiana in un’altra casa di piacere. Da qui comincia la lotta di Violet per riconquistare libertà, dignità, insomma il diritto di non appartenere a nessuno, né come oggetto sessuale né come moglie soprammobile: un percorso doloroso e duro che trasformerà Violet  in una donna che gestisce la propria vita come un imprenditore. Paradossalmente solo così comincia a comprendere la madre, che, in un lungo flashback, racconta a sua volta la propria vicenda, ricongiungendosi così alla figlia, non solo a livello temporale, bensì pure a livello emotivo ed esperienziale. Impossibile non pensare a Moll Flanders (non l’avete letto?! Subito a rimediare, che Defoe ormai si scarica legalmente gratis!) e al suo far di necessità anche fin troppo virtù. Non è l’empatia quello che in prima istanza suscita Violet: è piuttosto l’ammirazione per il coraggio e la forza di volontà necessari per  non soccombere in un mondo in cui scegliere non è consentito. D’altra parte non è vero anche oggi che gli uomini che hanno cortigiane e sono spietati negli affari ci sconvolgono relativamente, mentre donne sicure di sé, che gestiscono affari altrettanto poco ‘morali’, ci infastidiscono, alla faccia dell’apertura mentale occidentale? Non fatevi scoraggiare dallo spessore fisico del volume: il tema dell’identità, dell’ineluttabilità del fato quando non si è padroni delle proprie decisioni, del peso del compromesso per la sopravvivenza, oltre ad aspetti più intimi, come la maternità, la ricerca della felicita, il rapporto tra genitori e figli, tra sesso e amore, scorrono veloci nei ricordi di Violet e Lulu, racchiudendo la storia di tre generazioni di donne, ma anche di uomini, in bilico tra due continenti e due culture.

tre anime2) Janie Chang, TRE ANIME, Fabbri, trad. L. Martini

“Abbiamo tre anime, o almeno così mi è stato detto. Ma solo morendo ho scoperto che è vero”: così riflette il fantasma della giovane Leiyin mentre assiste al proprio funerale nella Cina del 1935; e si chiede perché sia ancora a cavallo del mondo dei vivi e quello dei morti. A farle compagnia, appunto, tre anime: Yan, serio e studioso; Yin, romantico e impulsivo; e la saggia silhouette di luce, Han. Saranno loro ad aiutare Leiyin a ricordare il passato per rivivere e fare ammenda per le colpe che potrebbero trasformarla in uno spettro ramingo in eterno. Non esattamente una bella prospettiva, per la nostra Scrooge orientale! Anche perché Leyin scopre di essere stata un’adolescente viziata e privilegiata in una Cina, quella del 1938, stravolta dalla guerra civile: intellettuale e un po’ snob in una famiglia tipica del suo status (due sorelle –  una preoccupata di romane incinta dal marito, l’altra promessa sposa ad un giovane con le conoscenze giuste ma più interessato all’oppio che al lavoro – e due fratelli – il maggiore che vive nell’attesa di prendere il posto del capofamiglia, e il minore, uno scansafatiche travestito da studente), legge Anna Karenina, proibito dal regime, e vuole diventare un’insegnante per creare una Cina diversa. Come non innamorarsi a prima vista di Yen Hanchin, romantico poeta e militante comunista? Quando Leyin osa sfidare il padre per seguire Hanchin, scopre di non aver alcun potere sul proprio futuro: la punizione per aver disobbedito prevede l’esilio, un matrimonio non voluto ed una maternità difficile. Ma la sua ambizione e il desiderio per Hanchin sono un fiume sotterraneo che aspetta l’occasione per riemergere. E l’occasione, tragica, arriva, come la morte. Convincente intreccio di Storia e storie, il racconto corre veloce tra colpi di scena e sorprese che si ricompongono coerentemente nel finale, e le tre voci di Yan, Yin e Han, i cui commenti hanno toni dal comprensivo all’acido, offrono un’originale prospettiva di interpretazione. In un’epoca in cui la donna è proprietà del padre o del marito, Leyin compie una vera impresa e lotta per diventare una donna forte e determinata ad offrire a suo figlio la miglior vita possibile. Che non è poi molto diverso da adesso, a pensarci bene.

il_cinese3) Henning Mankell, IL CINESE, Marsilio, trad. G. Puleo

In una fredda giornata di gennaio, nel villaggio di Hesjövallen, nel nord della Svezia, vengono ritrovati i corpi di diciannove persone: follia omicida di uno squilibrato? Il giudice Birgitta Roslin non lo crede e, dopo aver scoperto di essere imparentata con alcune delle vittime (una mamma allegra, la sua!), decide di occuparsi del caso. Seguendo la pista dell’unico indizio ritrovato nella neve, un nastro di seta rossa, Birgitta arriva a Pechino, alla ricerca del nesso misterioso tra un diario scritto più di cento anni prima e la violenza inaudita che ha investito un villaggio sperduto nel Nord Europa. Si dipana quindi una storia di crimine e omicidi che attraversano tre secoli di storia,  e vagano tra la Cina e l’America dell’Ottocento per poi spostarsi  all’Africa e alla Cina di oggi. Mankell però non scrive solo un giallo ad alta tensione (che si nasconde dietro il battito d’ali di una falena, in  un turbine di neve, nei profumi di una notte africana), dalla trama intensa, dai tanti personaggi forti e spesso brutali, insomma un giallo dei suoi; qui Mankell è soprattutto un segugio che insegue l’ingiustizia, la corruzione, la crudeltà, il colonialismo, l’ipocrisia dei miti che calpestano la Storia: se Mao e la sua rivoluzione hanno fallito, la Cina che è venuta dopo è anche peggio – una potenza colonizzatrice capitalista che coniuga la legge autoritaria con la corruzione a casa propria, a cui si aggiunge una pericolosa rapacità fuori dai confini, per esempio in Africa. Birgitta risolverà brillantemente il caso, per tutto il resto, beh, pensiamoci un po’ tutti.