Mondiali in Brasile: il lato oscuro

di @ildodicesimouomo

Dedicato a tutti quelli che credono che il Brasile sia tutto samba, spiagge e soprattutto calcio. Fatevi un giretto dalle parti di Avenida Paulista, uno dei viali più importanti di San Paolo (e cuore economico del paese), a chiedere cosa ne pensano dei Mondiali di calcio. Se vi va male vi rifilano un ceffone, se siete più fortunati, la maggior parte vi dirà che se ne strasbatte altamente di Neymar & c. sottolineando come le spese sostenute per allestire la manifestazione sportiva siano follia pura. La pensano così quelli di Territorio Livre o del Fòrum Popular de Saùde che, insieme ai movimenti dell’estrema sinistra, puntano il dito contro lo spropositato aumento dei prezzi dei trasporti pubblici (l’ultimo in ordine di tempo è quello del biglietto d’autobus a San Paolo) e gli oltre 15 miliardi di dollari spesi per l’organizzazione della Coppa del Mondo (la più costosa della storia).

AP BRAZIL CONFED CUP PROTESTS I BRA

Da oltre un paio di anni si registrano disordini e scioperi un po’ ovunque: dal Nordest a Sud. Giorni fa oltre 200mila manifestanti hanno protestato a San Paolo, Brasilia, Rio de Janeiro, Belo Horizonte, Fortaleza, Salvador. Oltre un centinaio sono anche riusciti a montare sul tetto del Parlamento a Brasilia: e non per farsi un selfie con il presidente Dilma Rousseff. C’è chi dice che un evento come i Mondiali non potrà che arricchire la nazione. Sicuri? Un esempio è dato dallo stadio di Manaus, in Amazzonia. Un luogo ideale per Indios, pappagalli e tucani, meno per gente come Cristiano Ronaldo e Balotelli. Qui il 14 giugno esordirà la nazionale contro l’Inghilterra. L’impianto, che nel disegno originario dovrebbe assomigliare a una cesta indigena, sarebbe dovuto costare 200 milioni di euro. In realtà si sono superati abbondantemente i 500 milioni. Non solo. Dato che l’Amazzonia non è propriamente il luogo ideale dove portare folle oceaniche allo stadio (a meno che non insegni agli indios a palleggiare come Ronaldinho), la struttura ha un futuro piuttosto incerto. Tanto che qualche politico illuminato alla Fitzcarraldo ha anche ipotizzato di trasformarlo, una volta calato il sipario sulla World Cup 2014, in un efficientissimo carcere immerso nel verde. Proprio gli indios sono stati gli ultimi in ordine di tempo a scendere in piazza. Motivo: chiedere un’accellerata alla riforma agraria. La protesta, avvenuta a Brasilia, è stata bloccata da 700 agenti di polizia, intervenuti per tenere lontani i manifestanti che volevano avvicinarsi allo stadio «Mane’ Garrincha» dove era esposta la Coppa del Mondo.“Provo imbarazzo e vergogna per l’immagine che il Brasile dà di sé - ha raccontato giorni fa Ronaldo alla Reuters -  Provo vergogna per i ritardi nella consegna degli stadi e negli altri cantieri. Purtroppo i problemi più seri sono legati a tutte quelle opere strutturali che il Mondiale avrebbe dovuto lasciare in eredità alla gente”. Appunto.

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Ciliegina sulla feijoada, negli ultimi tempi è spuntato un altro movimento poco incline alle finte di corpo di Ribery. Si tratta di ‘Copa pra quem’, che accusa il governo di aver cacciato di casa migliaia di famiglie per poter realizzare parcheggi, ristoranti, concept store che coloreranno le giornate dei tifosi durante la rassegna iridata. Cortei a favore del diritto alla casa si sono registrati anche a Belo Horizonte e Rio de Janeiro, dove da giorni scioperano quasi a braccetto polizia civile e docenti delle scuole statali e municipali. Insomma un clima ideale per dare il “benvindo” allo spettacolo più bello del mondo…