[SUNDAY BOOKS] Vai al cine, vacci tu!

paola rinaldidi Paola Rinaldi

Per tutti quelli che sono sopravvissuti alla perfida tradizione del 26 dicembre al cinema (se a il giorno prima abbiamo sponsorizzato la fratellanza universale, eccoci pronti ad usare il serramanico per eliminare il tizio davanti a noi che potrebbe fregarci l’ultimo posto decente in sala) e per quelli che invece praticano l’ascesi dopo i bagordi del 25, ecco il modo di poter prendere parte alle conversazioni sui film di Natale senza veder calpestato il proprio spazio vitale. Perché, sorpresa, la maggior parte dei film in giro che meritano di essere visti sono, manco a dirlo, tratti da LIBRI!!!

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James Thurber, I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY, BUR, trad. G.M. Brescia  

Walter Mitty è un uomo mite che accompagna la moglie nel rito della spesa settimanale. Mentre aspetta, Walter vive cinque veri e propri sogni ad occhi aperti eroici: prima è un pilota di un idrovolante della US Navy in una tempesta, poi è un grande chirurgo che esegue un intervento unico, quindi uno spietato assassino in un’aula di tribunale, infine un pilota volontario della Royal Air Force per una missione suicida segreta ed audace. Alla fine, Mitty immagina se stesso di fronte a un plotone di esecuzione, imperscrutabile fino all’ultimo. Ciascuna delle fantasie si ispira a un dettaglio banale della quotidianità di Mitty:l’ossessione del pilota nasce dai noiosi commenti sulla guida della moglie, di cui è chiaramente succube; i guanti  l’ospedale acconto al centro commerciale nutrono la fantasia sul chirurgo, un articolo sull’aviazione tedesca (siamo in piena Seconda Guerra Mondiale) e la sigaretta che si fuma da solo contro un muro lo precipitano nei cieli e lo scaraventano davanti ad un plotone di esecuzione… Divertente e tenero insieme, Walter è uno degli esempi più riusciti di come la fantasia sia il miglior antidoto al logorio della vita moderna.

Al cinema: I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY

 

Martin Sixsmith, PHILOMENA, Piemme, trad. C. Proto

Quando, adolescente, rimane incinta nell’Irlanda ipercattolica e bigotta del 1952, Philomena Lee è spedita al convento di Roscrea per ‘donne perdute’. Per tre anni, Philomena si prende cura  del figlio Anthony, poi le suore lo vendono, ops, lo danno in adozione dietro compenso, ad una facoltosa famiglia americana. Storia triste, quella narrata nella prima parte del libro, soprattutto perché vera, ancor di più perché la regola e non l’eccezione. Costretta a firmare un documento in cui si impegna di non cercare suo figlio, Philomena trascorre i successivi 50 anni a seguire segretamente le tracce di Anthony che ora so chiama Micheal Hess, è un avvocato di successo a Washington e un leader repubblicano nelle amministrazioni Reagan e Bush. Ma Anthony/Micheal è anche un gay in un partito omofobico, costretto a tenere per sé un segreto terribile che rende urgente e drammatica la ricerca per ritrovare sua madre biologica. Il libro, che è un’attenta ricostruzione di una vicenda reale tradotta in romanzo commovente, coinvolgente, drammatico ma anche liberatorio, è la storia di una madre e di un figlio le cui vite sono segnate dall’ipocrisia del Vecchio e del Nuovo Mondo e dai segreti che sono costretti a mantenere.

Al cinema: PHILOMENA

 

Wil Haygood, THE BUTLER. UN MAGGIORDOMO ALLA CASA BIANCA, Newton Compton, trad. F. Bernabei

Nato in una piantagione della Virginia, Eugene Allen è cresciuto lavorando come cameriere per una famiglia bianca. Raffinato, discreto, desideroso di fare del bene nel mondo, Eugene accetta di lavorare come cameriere in un country club, poi finisce nella dispensa alla Casa Bianca ai tempi di Truman, per essere promosso infine al rango di maggiordomo. Dal suo punto di vista unico, all’ombra del potere, Allen assiste allo svolgersi della Storia (ben otto amministrazioni presidenziali) dinanzi a i suoi occhi: vede Eisenhower che invia le truppe federali per proteggere gli studenti neri delle università in Arkansas; osserva la nazione piangere la morte di JFK, criticare aspramente le decisioni di Johnson sul Vietnam e poi indignarsi per Nixon e il Watergate. Il libro è breve, ma le due sezioni che lo compongono ci raccontano di una nazione che lotta e riesce, poco a poco, a fare i conti con l’ignominia della disuguaglianza razziale. Struggente e potente.

Al cinema: THE BUTLER