[SUNDAY BOOKS] And The Nobel Goes To... ALICE MUNRO

avatarsbertagnadi Sabine Bertagna

Troppo bella  per essere vera. L’idea che potesse vincere il Nobel. Avevamo letto il suo nome tra i favoriti e quasi rassegnati avevamo pensato che, alla fine , l’avrebbe spuntata il nome impronunciabile di qualche poeta scandinavo. Notevole e sconosciuto. Invece ce l’ha fatta. Alice Munro si è presa il Nobel per la Letteratura. La tredicesima donna a riuscire nell’impresa. Una scrittrice di racconti poi, il genere più incompreso e meno considerato dalla maggior parte dei lettori. Sarà stato anche per quello che noi sostenitori e sostenitrici infervorati di quella prosa, lucida e poetica allo stesso tempo, abbiamo esultato come se a vincerlo fossimo stati noi. Noi e le ragazze di Alice. Johanna, Doree e Rose. E tutte le altre presenze di quelle pagine così cariche di emozioni note. Di solitudini in fuga.

 

nemico

Johanna (NEMICO, AMICO, AMANTE…, Einaudi, trad. S. Basso)

“Una donna dalla fronte alta e lentigginosa e una matassa crespa di capelli rossi. Poteva essere sotto i quaranta, ma che importanza aveva?” Nel magico mondo di Alice Munro ciò che conta è l’affresco interiore. In quello spazio fotografato da una scrittura attenta, anche donne apparentemente anonime, che sfuggono ai classici canoni di bellezza e si muovono silenziose senza età, prendono in mano le redini della propria vita. E lo fanno a modo loro. Scegliendo accuratamente il tailleur per un viaggio importante che potrebbe chiamarsi matrimonio. Un fatto ineluttabile, come ne accadono tanti. Come alzarsi al mattino, senza specificare che si farà colazione, pur sapendo che la si farà. Il destino, a volte, è anche questo.

 

troppafelicita

Doree (TROPPA FELICITA’, Einaudi, trad. S. Basso)

Non sono donne fragili quelle che popolano i racconti della Munro. Alcune di loro hanno dovuto sopportare più di quanto sia anche solo umanamente immaginabile. Come si fa a stabilire se il proprio matrimonio è un territorio felice? Non sono forse tutti attraversati da una prevedibile follia? Un normale litigio, la fuga per una notte e poi quella frase tremenda che si abbatte su Doree come una sentenza dalla quale sarà impossibile fuggire. “E’ stata tutta colpa tua”. Parole che tagliano come la lama di un coltello. E disegnano la consapevolezza di aver perso tutto. Come si fa a sopravvivere e a riprendere a respirare? La felicità, a volte, è nascosta proprio lì. Nelle pieghe di un banalissimo respiro. E far in modo che non si spenga è l’unico modo per non morire una seconda volta.

 

che ti credi

Rose (CHI TI CREDI DI ESSERE, Einaudi, trad. S. Basso)

Per chi sostiene che la Munro sia la regina del racconto breve “Chi ti credi di essere” è una risposta perfetta. Si tratta infatti di quanto di più simile al romanzo la scrittrice canadese abbia mai impresso su carta. L’ideale per chi si affeziona ai personaggi e fatica a congedarsene. “Togliti quell’espressione dalla faccia” è il monito che viene fatto a Rose nell’arco di una vita. Fin da quando è piccola e non riesce a smettere di sognare, di essere maldestra, precipitosa e frivola. Il contrario dell’ideale di donna pratica che suo padre tenta di inculcarle. Rose “si muoveva con circospezione. Eppure non riusciva a nascondergli il proprio bisogno di gloria, le proprie grandi speranze, le sfacciate ambizioni.” Una vita trascorsa a pensare come poter scappare da un paesino che le va troppo stretto, dalla matrigna rozza e pratica, da quella domanda sbattuta in faccia mille e più volte. Rose, ma chi ti credi di essere?