RIDATECI CARRIE

casanovadi Marta Elena Casanova

E’ un argomento che mi sta a cuore. E quindi non posso non parlarne, perdonatemi. Si tratta di The Carrie diaries, serie tv  ambientata negli anni ’80 e  prequel di quel Sex and the city che ha rovinato la vita a milioni di ragazze  di tutto il mondo, sul fronte sentimentale e pure su quello “numero di neuroni nella testa”, perché ammettetelo donne, almeno una volta nella vita vi siete ritrovate a citare una delle battute di Carrie&Co. Insieme alle  vostre amiche.

Quando ho appreso che avrebbero girato la vita da adolescente del Connecticut di Carrie Bradshaw (Anna Sophie Robb) ho immediatamente storto il naso. Ho pensato subito che avrebbe rovinato tutto, tutto quello che ha fatto di S.J. Parker l’icona di stile e dispensatrice di (opinabile) saggezza . Tuttavia sono curiosa, e così ho deciso di dare un’occhiata. Per provare a ricredermi. Per dare alla bionda  riccioluta sedicenne di Castlebury l’opportunità di farmi credere che sia la stessa trent-quarantenne di New York. Ebbene, non ce la faccio. È certamente un’impostora. La storia è diversa da quella che si intende in Sex and the city e alcune cose lasciano perplessi. Mi rendo conto che non ci si potesse aspettare un capolavoro, ma oltre questo lo trovo piuttosto insopportabile. Vi dico perché.

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1) Carrie di Sex and the city dice di non capire gli uomini perché il padre aveva abbandonato lei e la madre quando era bambina. Qui la mamma è morta e c’è un padre che più che anni ’80 pare un lobotomizzato con riporto.

2) Una sorella? E quando mai Carrie ha parlato di sorelle? Non ha sempre detto che la sua famiglia sono Miranda, Charlotte e Samantha? The Carrie Diaries però ci propina una quindicenne di nome Dorrit  versione punkeggiante incazzata col mondo. E che ne è successo? Ha incontrato un toy boy emo e da anni stanno decidendo se buttarsi dal ponte di Brooklyn o no?

3) Capiamoci, nel prequel Bradshaw ha sedici anni, certo una pischella di provincia alle prese con le prima cotte. Ma qui è la più santarellina fra tutte le sue amiche, che hanno già una certa esperienza i ragazzi. Si fa un milione di paranoie e parla di attese, amore…benché anche il fine di Sex and the City fosse quello di parlare del vero, grande amore…che ne è di quella che ammette a Charlotte di aver fatto sesso la prima volta pronti via su un tavolo da ping pong con un certo Seth sparito dopo cinque minuti?!

4) La sedicenne si prende amorevolmente cura di papà e insopportabile sorellina dopo la scomparsa della madre, facendo la parte dell’angelo del focolare.  Ma la trentenne non sa cosa sia un supermercato e l’unica cosa di cui si può prendere cura sono le sue scarpe.

5) Il look. Ok, l’America anni ’80 sarà stata diversa dall’Italia anni ’80, spalline a parte. Ma davvero un’adolescente andava in giro in tacchi altissimi e inguainata in abitini che io in vita mia al massimo ho messo solo alla Barbie? Voglio dire, qui se negli anni ’80 avevi sedici/diciassette anni da ragazza facevi la squinzia al Burghy con i jeans Best Company e la cartella fashion della Naj- Oleari.