PICCOLI PROBLEMI DI GOLA

pierodi Piero Ivancich

Assodato che nel 90% dei casi i risultati della cultura gastronomica estera sono “diversamente buoni”, uno dei più grandi dilemmi per noi palati viziati (e viziosi) quando si esce dall’Italia è: dove e cosa mangerò? Io sono stato in America, e ho perciò da poco provato sulla mia pelle questa terribile esperienza di distacco gastro affettivo. Intendiamoci, hamburger e patatine (specie quelle ricoperte di bacon e annegate nel Cheddar fuso) sono una goduria pazzesca, ma dopo le prime due settimane vieni giocoforza travolto dal famoso tedio leopardiano, tanto caro a quella secca del Jack. Fortunatamente, grazie alla mia incontenibile fame di… conoscenza, ecco qui tre soluzioni “appetibili” dalle parti di South Beach.

 

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11th St. DINER
Tu vuo’ fa l’ammericano. E’ IL diner, tipo quello di Nathan in Beverly Hills 90210 per intenderci. Qui c’è la summa del marasma culinario americano, disordinato e istintuale, che ubbidisce ad una sola legge: “Mangio quello che voglio, quando voglio”. Quindi amplissima scelta di burgers in tutte le fogge e di tutti i tipi, dal classico 10 once alla chinoa bio, facendo lo slalom tra pollo, tacchino, manzo e mix vari. Notevoli le bistecche, sempre ricoperte da qualche salsina di origine misteriosa (meglio non approfondire) e i cento modi diversi in cui sanno propinarti un uovo. Ovviamente non mancano pancackes, french toast, club sandwich e chi più ne ha più ne metta. Per farla breve è Il classico dei classici. La capatina è d’obbligo.

11th St. Diner
1065 Washinghton Ave,
Miami Beach FL

 

 

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GURU
Notti d’oriente. Come già accennato, non si può vivere di soli hamburger e di ristoranti ce ne sono assai. Ma il turco è banale, il sushi mi fa schifo e il fusion non mi ha mai davvero conquistato. Così mi sono dato all’indiano. In questo caso nomen omen: il Guru ha un menù che è una guida spirituale, che dischiude i chackra, o almeno quello dello stomaco, con roba buona e abbondante. Cominciando dal Naan, la mitica focaccia che fa sempre da antipasto o da companatico, che qui oltre alla classica col formaggio (che deborda letteralmente), puoi trovare aromatizzata e farcita in parecchi altri modi. Con il curry ad esempio, o le patate o un sughino di carne che è una meraviglia. I main courses sono altrettanto abbondanti e deliziosi. Io ho mangiato quella cosa colla salsa agli spinaci, che non so come si chiama, ma evidentemente “quella cosa con la salsa agli spinaci” è un epiteto internazionale visto che me l’hanno portato. Sì, il personale è molto comprensivo. Buono anche il cocktail al latte di cocco aromatizzato al cumino e cannella.
Namastè.

Guru
232 12th St Miami
FL 33139

 

 

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HOSTERIA ROMANA
Cara, celeste nostalgia. Per chi non sa rinunciare alla nostra Food Mastery, per chi, come il sottoscritto, ad un certo punto non ne poteva più di Caesar salad e rib eye. Per chi, semplicemente, darebbe il suo regno per un piatto di spaghetti. Qui sono praticamente tutti romani, e chi non lo è, lo è diventato. In pratica un angolo di Trastevere trapiantato in Espanola Way, dove tutti cantano in coro Venditti battendo le mani, sbattendosene bellamente dei clienti per cinque minuti. Cacio e Pepe, Carbonara, Saltimbocca, quando sono andato mi apparivano come sublimi visioni che neanche Dante in paradiso. Ma qui, sono all’ordine del giorno. E sono buone. Le porzioni abbondanti di prosciutto al coltello, mozzarella pugliese doc e il prosecco di Valdobbiadene, sono solo alcuni degli elementi che rendono unico questo posto. “Where Italians go for Italian”. Mai slogan fu più azzeccato. Pare che, negli Stati Uniti, i ristoranti più quotati siano quelli italiani. Dopo essere andato all’Hosteria Romana, sono stato travolto da un’epifania: forse, dopotutto, gli americani non sono del tutto deficienti.

Hosteria Romana
429 Espanola Way
Miami  FL 33139