TRE MOTIVI PER ESSERE GRATI A HIROSHI YAMAUCHI

ped profilodi Andrea Peduzzi

Giovedì scorso si è spento all’età di ottantacinque anni l’ex presidente di Nintendo Hiroshi Yamauchi. Se non siete videogiocatori probabilmente questa notizia vi lascerà freddini, anche perché non si tratta di quel genere di lutto che fa il giro dei social network. Eppure Yamauchi-san è stato uno degli uomini più influenti dei nostri tempi, e con la sua visione aziendale coraggiosa e intransigente ha contribuito a modellare l’immaginario pop degli ultimi trent’anni almeno, lanciando prodotti che hanno fatto la storia dell’entertainment.

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Classe 1927, Yamauchi ha tenuto saldamente il timone di Nintendo dal 1949 al 2002, e durante il suo regno è riuscito a trasformare un’azienda produttrice di carte da gioco (e non solo, ma a ‘sto giro preferisco attenermi alla leggenda) in una delle società di videogame più potenti al mondo. Se ancora state leggendo queste righe e magari non sapete in che modo Yamauchi-san ha reso migliori le vostre vite, vi rinfresco la memoria in tre mosse.

 

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NINTENDO ENTERTAINMENT SYSTEM (NES, per gli amici)

Scontato cominciare dal vecchio NES, ma decisamente necessario. La celeberrima console a 8-bit targata Nintendo, lanciata in Giappone nel 1983 ma distribuita dalle nostre parti solo nel 1986 (a proposito: c’è qualcuno che ricorda gli spot con un Jovanotti in odore di “Gimme Five”?), rappresenta una vera e propria madeleine per chi ha più di trent’anni. Durante la sua onoratissima carriera il “nintendone” ha fatto girare classici del calibro di Super Mario Bros., The Legend of Zelda, Metroid e Mega Man, giusto per fare qualche nome, e ha sdoganato il joypad con la croce direzionale e tutta una serie di accessori inutili quanto irresistibili, come la light gun Zapper o il famigerato Power Glove. Se desiderate fare un ripassino potete puntare i browser verso qualche sito di emulazione, oppure recuperare il film Il piccolo grande mago dei videogames, autentica summa di nintendosità anni Ottanta.

 

SHIGERU MIYAMOTOSHIGERU MIYAMOTO

Nel 1977 Yamauchi assunse un giovane artista di belle speranze, fresco di diploma e innamorato della musica, del disegno e della letteratura. Quel giovane si chiamava Shigeru Miyamoto, e nel corso degli anni si rivelò un tassello assolutamente cruciale per il successo della compagnia: a lui siamo debitori di “robette” come Super Mario, Zelda e molti altri brand chiave di Nintendo. Oggi che Miyamoto viene venerato come uno dei più grandi game designer di tutti i tempi, non saprei dirvi se l’intuizione di Yamauchi fu frutto di lungimiranza o un fortunato caso. Personalmente preferisco pensare – e spero di non sbagliarmi troppo – che l’allora boss di Nintendo ebbe la lucidità di comprendere il legame tra hardware e contenuti, nonché la necessità di trascinare figure “umanistiche” all’interno dell’Industry.

 

game_boy_system_1GAME BOY

Prima di trasformarsi una cover fighetta per iPhone o in uno strumento per suonare musica chiptune, il Game Boy è stato uno dei device di maggior successo della grande “N”, nonché la macchina che ha definito il concetto di console portatile a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Creato nel 1989, il Game Boy non vantava un’eccessiva potenza di calcolo, e il suo schermo monocromatico sulla carta non poteva competere con quelli a colori sfoggiati dall’Atari Lynx o dal Game Gear di SEGA. Eppure, la console di Nintendo ha fatto mangiare la polvere alla concorrenza azzeccando la ricetta del successo. Una ricetta a base di durata energetica, ergonomia e – soprattutto – di una biblioteca di giochi da far paura, impreziosita dalle declinazioni mignon dei principali brand della casa di Kyoto. Ancora oggi di tanto in  tanto mi faccio un giro con Tetris o Super Mario Land 2, e per quanto mi riguarda Link’s Awakening resta uno dei migliori Zelda di tutti i tempi. Senza il successo di Game Boy oggi non esisterebbero 3DS o PS Vita, e probabilmente anche il gaming su smartphone sarebbe molto, molto diverso.