QUANDO DEPRESSIONE FA RIMA CON EMOZIONE

paola rinaldi di Paola Rinaldi

“C’è grossa crisi!” Ma la depressione non è solo male dell’anima, anzi. Ecco tre libri che nascono e prosperano, almeno loro, nel periodo della Grande Depressione in America. Così, giusto per esorcizzare un po’ e voler credere che, tra corsi e ricorsi, arrivi presto il momento dello sprint in avanti.

pienogiorno

J. R. Moehringer, PIENO GIORNO, Piemme, trad. di Giovanni Zucca

Una storia, anzi tre, che durano una vita, che dura un giorno – un giorno pieno -, quello del Natale 1969: Willie Sutton racconta a Giornalista la sua vita che comincia all’inizio del XX secolo a Brooklyn. È la storia di Willie l’Attore, scassinatore dai travestimenti leggendari e scappa dai penitenziari e dalla povertà, e combatte la Grande Depressione con le rapine. Ma non per diventare ricco, perché questa è anche una potente storia d’amore che comincia nel 1919, quando Bess incontra Willie, che ha solo un giorno per ritrovarla. Pochi personaggi hanno nomi propri e i dialoghi sono senza segni di interpunzione, come fosse tutto un atto unico sul palcoscenico del crimine, una pièce teatrale. Ed è infatti pure una storia di libri: Willie legge Platone, Aristotele, Lucrezio, Freud, Jung e Joyce, e quando nel finale Moehringer si sovrappone lentamente a Giornalista, scopriamo che, forse, quello che abbiamo letto è soprattutto un grandioso inno all’arte della narrazione.

 Acqua Elefanti

Sara Gruen, ACQUA AGLI ELEFANTI, Beat, trad. di Anna Maria Arduini

Jacob studia veterinaria, negli Anni ’30, quando i suoi genitori muoiono in un incidente. Sconvolto, salta sul primo treno: quello dello scalcinato circo Benzini, dove lavora come ‘dottore degli animali’. Jacob entra nell’orbita di August, il sadico, volubile direttore e domatore, e della sua affascinante moglie Marlena, vera star. Con l’arrivo dell’elefantessa Rosie, golosa di limonata, incapace di eseguire alcun ordine e su cui August si avventa con ferocia, il fallimento incombe sul circo che, lungi dalla dignità ante crisi, offre una pura fuga dalla mestizia: gli artisti fabbricano suggestioni mentre gli uomini muoiono di fame in un’America devastata. La schizofrenia paranoide di August è emblematica: un atto d’accusa di una vita trascorsa a fingere emozioni per fare soldi. Come Jacob riesca a farsi obbedire da Rosie – salvando così il circo – è il mistero al centro del romanzo, e alle ultime pagine del romanzo è affidata una rivelazione terrificante.

GIOVANE JIM

Tony Earley, IL GIOVANE JIM, Fanucci, trad. Beatrice Masini

E’ il 1934. Jim ha 10 anni, sua madre è vedova, vivono nella piccola Aliceville con i tre zii e sono contenti. La storia di Jim, di commovente immediatezza, è la confutazione dell’adagio tolstoiano: felici ma non noiosi. Jim passa per quelle tappe una volta familiari ma oggi estranee: il primo guantone da baseball (siamo in America! Ma brano indimenticabile!), la prima scazzottata con il bullo di zona, il primo miglior amico, il primo incontro con la morte. Il romanzo ci ricorda quel che abbiamo perso dichiarando la felicità fuori legge. La cittadina in cui Jim e i suoi vivono è ancora il loro universo, e vivono nel presente perché il passato è già stato e sul futuro non si può fare affidamento. I loro orizzonti sono ristretti, ma la loro prospettiva è ampia. Tutto esistono in una piccola eternità, come questo splendido libro. Il giovane Jim sa perfettamente di vivere in una favola, ed è abbastanza saggio da aggrapparvicisi. Avrà tutto il tempo di essere infelice quando sarà vecchio!