LE ANTEPRIME DI CHOOZEit: L'ULTIMO PARTY DI GIOVANNI ROBERTINI

IMG_0780di Giovanni Robertini

L’intellettuale cool

Non c’è più nulla da festeggiare. Con questa consapevolezza il ragazzo che – per riconoscerlo meglio nella folla – chiameremo intellettuale cool si prepara alla festa dell’anno. La casa editrice con cui ha collaborato negli ultimi tre anni, passando di corsa da correttore di bozze a consulente, chiude. Colpa della crisi generale o di alcune scelte sbagliate? Di entrambe le cose: certamente il progetto di educare alla rivoluzione le giovani masse proletarie mettendo in commercio l’audiolibro del Capitale di Karl Marx letto da un calciatore e musicato da un dj techno non ha aiutato le vendite a riprendersi. Ne ha riscosso successo l’idea di pubblicare una collana di cover di libri famosi, facendo riscrivere una versione – il più fedele possibile all’originale – di Anna Karenina a una nota soubrette della prima serata televisiva. Peccato, perché erano due idee del giovane intellettuale. Con i soldi guadagnati grazie a queste sfortunate consulenze editoriali, era riuscito a comprare sul sito più cool del web un abito fatto a mano da uno stilista kazako molto cool.

intellettuale cool

Eccolo allora davanti allo specchio con il suo completo destrutturato, in preda al grande dilemma: camicia e cravattino o t-shirt con scritta accattivante? C’è poco tempo per indagare a fondo su cosa siano – e soprattutto, se esistano ancora – i concetti di cool e coolness, manca meno di un’ora e mezza all’inizio del party. Basti dire che se per alcuni il cool ha sostituito completamente la categoria del bello, per altri la coolness rappresenta solo una delle tante forme di appartenenza che danno all’individuo la presunzione di unicità, più o meno come succede a un metallaro. L’intellettuale, ora intento a spalmarsi sul contorno occhi la crema antiocchiaie, in trentacinque anni non ha avuto il tempo di chiedersi cosa significhi il suo ruolo. Cosa sia ≪un intellettuale≫ non è dato sapersi, ma gira voce che saperlo non interessi a nessuno. Alla domanda ≪Sei un intellettuale?≫ è solito rispondere a secondadell’umore: ≪Non faccio tondini di ferro≫ o ≪E’ sempre meglio che lavorare≫ o ancora ≪Il ruolo che mi assegna la società non mi interessa, ma sì, è quello che dicono di me≫. Al solito incalzare spontaneo ≪Leggi tanti libri?≫ risponde piccato ≪Io i libri li faccio≫. Ostentare sicurezza e il suo scudo, la sua corazza e dirsi tormentato e irrisolto, l’elmo e una famiglia che copre le spese di affitto della sua mansarda. Ma non è un guerriero, e la spada se l’è venduta per comprarsi la consulenza di un raffinato stratega degli investimenti sui derivati bancari, poi finito in galera per mazzette. Tanto adora sentirsi un intellettuale, quanto mal sopporta che qualcuno gli dica che è cool. Non dovrebbe infatti essere considerato cool farsi cucire sulle camicie le iniziali di scrittori celebri, rigorosamente morti e incazzati, da ppp a lb. Nè tantomeno leggere solo Le Monde e il New York Times, lamentandosi se all’edicola di Peschiera del Garda sotto la villa dei suoi arrivano con un mese di ritardo e già tradotti in dialetto veneto. Non è cool neanche affidare a costosissime t-shirt francesi la propria idea di mondo, indossando scritte come La spiaggia è di destra, Il mio status sociale è annoiato e La democrazia non è chic. Tutto questo non è cool, è semplicemente stronzo, ma, per non essere volgari (giacchè non è cool), allora è meglio definirlo cool. Quello che dà realmente fastidio all’intellettuale è un altro significato della stessa parola: cool nel senso di distante, distaccato rispetto alla società e ai suoi casini. Perché la verità dell’intellettuale sta scritta su quella maglietta che ha nascosto nell’armadio e non ha il coraggio di mettere: A me degli altri non me ne frega un cazzo.

Quanto al suo cosiddetto ruolo nella società, la storia e i suoi veloci mutamenti non gli hanno dato la possibilità di essere un intellettuale organico, e gli hanno sconsigliato, per ovvie ragioni di mercato, di essere un intellettuale di sinistra. L’essere cool quindi rimane il suo tratto distintivo, riconoscibile dal fatto che lui alle feste è l’unico che rimorchia. Con l’intellettuale organico condivide il flirt col proletariato, con quello di sinistra ha in comune la spocchia, i calzini colorati e l’uso smodato delle parole ≪crisi≫, ≪futuro≫ e ≪solitudine ≫, spesso all’interno di una stessa frase. Esempio numero uno: ≪In questi tempi di crisi quello che ci impedisce di definire il futuro e la solitudine delle idee≫. Esempio numero due: ≪E inutile che racconti alle tue amiche che soffri di solitudine, che il nostro rapporto e in crisi, e che come coppia non abbiamo futuro: lo so che hai un altro≫

 

 

ULTIMOPARTY_piattaIn vista del party di chiusura di una casa editrice, un giovane scrittore viene incaricato di mettere nero su bianco i profili di tutti gli invitati. L’editore vuole farne un libro che regalera ai partecipanti durante la festa, per coronare la sua uscita di scena in grande stile. Il risultato e questo bestiario, una raccolta satirica e grottesca di tutte le specie che popolano l’habitat dell’industria culturale o ne frequentano il vivace sottobosco: c’e l’artista contemporaneo, avvolto dalla sua aura di snobismo, ci sono gli intellettuali (quello di destra e quello di sinistra), il dj con la ≪sindrome svuota-pista≫, l’autrice televisiva nevrotica e il pusher, che fornisce generi di conforto all’intera brigata; ci sono il musicista, la modella, il designer e molti altri ≪animali socialiì≫. Naturalmente c’e anche lo scrittore, che mentre di giorno lavora al libro che gli ha commissionato l’editore, di notte, in preda all’ispirazione, si dedica anima e corpo alla scrittura di una novella sul tramonto del lavoro culturale, una profetica allegoria che narra le vicende di un gruppo di panda costretti a cambiare stile di vita per scongiurare la minaccia dell’estinzione.

Giovanni Robertini e nato nel 1975 a Milano, dove vive e lavora come autore televisivo. Attualmente scrive per il programma Le Invasioni Barbariche.

 “L’ultimo party”, ISBN edizioni, sarà in libreria dal 4 aprile.

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