TRE COSE PER SENTIRVI UN PO’ PARIGINI (non veri, un po’ fake, ma sempre chooze-y)

di Redazione

Già finito il tour de force per il Louvre ? Passeggiato per gli Champs- Elysées? E la fotina alla Tour Eiffel, fatta? Instagrammata? Postata su facebook (le nuova cartolina comune, per lo meno prima esisteva il francobollo che frenava i travelmaniaci..) Ok, avete assolto i vostri compiti da “turista”. Va bene.. mettiamoci anche il Musèe d’Orsay e il Centre Pompidou, il pavè de boeuf al bistrot e, se avete lo stomaco, delle escargot impregnate di aglio. Ma ora pensiamo alle cose serie. Ovvero a cosa fare a Parigi per sentirsi “pariginipèdavero” almeno un giorno.

Parigi val bene un weekend. Con l’ammore, con gli amici, pure da soli. Io ci sono appena stata e, al netto del congelamento piedi causa neve con conseguente febbre a 38, devo dire che ogni volta che ci torno mi lascia addosso una “flanerie” che mi fa sentire per una settimana Anna Karina in “La donna è donna” (tra l’altro: ma che fine ha fatto – la Karina-?). Tra boulevard e brasserie in questi cinque giorni mi sono data un target ben preciso: sentirmi una parisienne très chic. Ecco le tre cose che, ho scoperto, s’hanno da fare.

UN FALLAFEL (falafèl, non fèlafel..) AL MARAIS

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“Toujours imitè, jamais égale” (sempre imitato, mai eguagliato), è la scritta che si legge sotto l’insegna de “L’As du Fallafel”, il locale storico del Marais, il quartiere ebraico (e ora molto trendy e molto gay). Coda sul marciapiede manco li regalassero (costano 5,50 euro i panini felafel take away, poco per essere a Parigi in effetti), ma vale  davvero la pena. Pochi turisti e tanti parigini, soprattutto la domenica perché al Marais – diversamente dal resto  della città-  tutti i negozi sono aperti. Camerieri simpaticissimi e piatti che ti fanno sentire subito a Tel Aviv. Provate le melanzane,  l’hummus e ovviamente il panino falafel.

UNA CAPATINA DA SHAKESPEARE AND CO.

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E’ famosissima, ma non potevo non suggerirvela, perché poi magari avreste pensato che non ne vale la pena. La Shakespeare and Co. è una delle librerie storiche di Parigi, aperta agli inizi del Novecento da Sylvia Beach, l’editrice dell’Ulisse di Joyce. In origine era in rue de l’Odeon, a Saint-Germain, ma ora- dal 1951- si trova a pochi passi da square Viviani (tra il quartiere latino e Notre Dame).  Ci sono passati Allen Ginsberg, William Buroughs e Gregory Corso che vivevano al “Beat- Hotel” in rue Git-le- Coeur e si mettevano a decantare le loro poesie per strada di fronte al negozio. Ha la miglior selezione di libri usati americani e inglesi, ma anche molte novità riferite a Parigi. E’ la libreria che tutti i parigini ti consigliano di visitare (prima di Gilbert  Jeune a Saint- Michel o Galignani in rue de Rivoli, davanti al Louvre) e anche se il personale è di antipatia rara, un giro fatecelo. Compratevi un libro e fatevelo timbrare. Come souvenir meglio della palla di neve con il Trocadero. Dai.

UN PO’ DI SHOPPING DA LES FéES DE BENGALE

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“Les Fées de Bengale” est une marque créateur affirmant un style urbain rehaussé de touches colorées glanées auprès de la diversité culturelle mondiale”. In pratica è un marchio parigino più parigino che mai. Avete presente il flanerie di cui sopra? Eccolo qua incarnato in abitini da far venire i brividi (un po’ Brigitte Bardot un po’ Isabelle Huppert: ovvero Khadi indiano  stropicciato, tubini morbidi, soprabitini color pastello, no trucco, no parrucco, perché metto il tacco 12 con i calzettoni e comunque con questi vestiti non ce n’è bisogno) e scarpe che “melesareicompratetutte” se non fosse che vanno dai 200 euro in su. Però c’erano i saldi, saldi veri, 50% su tutto. E c’era il 39. Faccina col sorriso. Fatevi un giro per vedere la collezione, si può comprare anche su internet. Ah, i negozi sono nel Marais, a Montmartre e Saint- Germain.

Bisous